Inchiesta Covid, la perizia di Crisanti: cosa rivela l'esperto

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Andrea Crisanti  (Photo by Massimo Bertolini/NurPhoto via Getty Images)
Andrea Crisanti (Photo by Massimo Bertolini/NurPhoto via Getty Images)

"Quando fu scoperto il primo contagiato, domenica 23 febbraio 2020, all’ospedale di Alzano c’erano già 100 persone positive". Lo ha svelato il microbiologo Andrea Crisanti, che venerdì mattina ha consegnato la sua perizia per l’inchiesta Covid della procura di Bergamo.

I magistrati si sono affidati anche al noto professore per cercare di individuare eventuali responsabilità nella gestione della pandemia, che ha colpito in modo pesante la Bergamasca e la Lombardia.

Crisanti ha analizzato migliaia di documenti in quasi due anni di lavoro: "Ho preparato un centinaio di pagine che spero possano aiutare chi indaga, in particolare sulla gestione dell’ospedale d’Alzano nei primi giorni in cui scoppiò la pandemia. Ho cercato di seguire le direttive del procuratore, che intende fornire alle famiglie la verità su quello che è successo".

"Ammetto che è stato toccante anche dal punto di vista personale – ha concluso l’esperto – lavorare ogni giorno con il pensiero di migliaia di morti per il virus e di storie personali legate a questo disastro".

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Crisanti: "Ci sono vaccinati non protetti, cambiare strategia"

"La politica sanitaria" per contrastare il covid in Italia "deve basarsi sui protetti, non sui vaccinati. Ci sono persone che si sono infettate e sono protette. E ci sono persone vaccinate che non sono protette". Il professor Andrea Crisanti ha anche parlato della situazione attuale in Italia e ritiene necessario un cambio di strategia per la gestione dell'emergenza.

"Credo che dopo il picco di contagi" ipotizzabile per la fine di gennaio "bisognerà fare un ragionamento sul livello di protezione della popolazione italiana. In Inghilterra ogni settimana fanno un monitoraggio sulla prevalenza di persone che hanno anticorpi: su 100 persone, 96 hanno anticorpi. O si sono vaccinate o si sono infettate" e sono guarite. "La politica sanitaria deve basarsi sui protetti, non sui vaccinati", ha detto in collegamento con Agorà.

In Italia, afferma, "non c'è stata tutta questa trasparenza. C'è stato detto che il green pass creava ambienti sicuri, è una bufala pazzesca e i casi lo dimostrano. C'è stato detto che serviva l'obbligo per gli over 50: un conto è stabilire l'obbligo per mettere il paese in futuro e un conto è obbligare 1 milione di non vaccinati per bloccare l'ondata in corso. Io sono sempre stato favorevole per l'obbligo vaccinale per tutti, ma avrei detto chiaro e tondo: 'Facciamo l'obbligo vaccinale che è una cosa giusta, ma tenete presente che non avrà impatto sull'epidemia in corso perché il virus si moltiplica a livello esponenziale e ci vogliono mesi per vaccinare tutti'. Questa è trasparenza".

L'esperto ribadisce il no ad una successione di dosi booster. "Non si può imporre a 50 milioni di persone di fare la quarta o la quinta vaccinazione, deve esserci una strategia. Non c'è un sistema sanitario in grado di sostenere poi lo sforzo di vaccinare 50 milioni di persone ogni 4 mesi", ha spiegato Crisanti.

"Questi vaccini sono stati un contributo fenomenale per bloccare l'epidemia e consentirci di condurre una vita normale. I limiti mostrati da questi vaccini sottolineano l'urgenza di cambiare strategia a medio termine: bisogna investire e sviluppare vaccini che abbiano una durata maggiore, costino meno e abbiano una proprietà intellettuale che appartenga agli stati. Non possono esserci differenze tra i paesi come quelle attuali, che sono inaccettabili", ha concluso il professore.

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