Inchiesta mascherine: l’imprenditore Antonello Ieffi condannato a 2 anni e mezzo

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Mascherine chirurgiche
Mascherine chirurgiche

L’imprenditore di Cervaro Antonello Ieffi è stato condannato dal giudice monocratico di Roma a scontare 2 anni e mezzo di carcere per il reato di turbativa d’asta nella gara bandita da Consip e finalizzata all’acquisto e alla fornitura di 3 milioni di mascherine da distribuire su territorio nazionale. Lo stesso giudice ha, poi, assolto l’imputato dal secondo capo d’accusa che gli era stato attribuito ossia dal reato di inadempimento di contratti nelle pubbliche forniture asserendo che il fatto non sussiste.

Inchiesta sulle mascherine e ruolo di Ieffi

La sentenza espressa in merito all’inchiesta sulle mascherine che ha coinvolto l’imprenditore Antonello Ieffi è stata la prima ad essere pronunciata in merito a un’indagine sviluppatasi nel corso della pandemia da COVID-19.

L’inchiesta era stata aperta in seguito a una denuncia fatta da Consip che segnalava diverse anomalie rinvenute durante lo svolgimento di una gara d’appalto indetta d’urgenza per assicurare il reperimento e la distribuzione in Italia di apparecchiature elettromedicali e dispositivi di protezione individuale dal valore totale di 15,8 milioni di euro.

Alla gara aveva preso parte anche la società gestita da Ieffi che aveva sottoscritto con Consip il relativo Accordo Quadro e aveva garantito la disponibilità del materiale richiesto e una fornitura iniziale di almeno 3 milioni di mascherineche doveva essere spedita entro tre giorni dal ricevimento dell’ordine. La fornitura, tuttavia, non è mai approdata in Italia.

Di conseguenza, nella fase più acuta del lockdown italiano, Ieffi è stato arrestato il 9 aprile 2020 restando in carcere per circa un mese.

La vicenda giudiziaria

Secondo l’accusa, l’imprenditore di Cervaro non aveva alcun titolo che gli consentisse di partecipare all’iniziativa promossa da Consip. Pertanto, il pm aveva richiesto una condanna a 5 anni di carcere. La portata della condanna doveva avere anche un valore simbolico poiché la vicenda si era verificata in “un momento in cui l’Italia era a terra, in emergenza, c’erano le file fuori dalle farmacie per cercare le mascherine e sarebbe stato davvero importante riuscire ad averle in quel momento ma il vero scopo dell’operazione portata avanti da Ieffi era ottenere un anticipo di pagamento da Consip, che però da accordo non poteva essere chiesto”.

Tuttavia, Andrea Coletta e Ivano Chiesa, legali di Ieffi, hanno ribattuto a quanto affermato dal pm sottolineando l’assoluzione dal secondo capo d’accusa motivata con l’espressione “il fatto non sussiste”. Gli avvocati hanno sostenuto che “Ieffi, dipinto come il truffatore che, in spregio delle esigenze dei cittadini, avrebbe fatto finta di avere le mascherine, facendosi dare i soldi dalla Consip, è stato assolto proprio da questa accusa, perché evidentemente le mascherine c’erano” e, a ulteriore difesa del loro cliente, hanno aggiunto che Ieffi “non ha mai preso un euro. Resta la turbativa d’asta perché non era stato dichiarato che c’erano dei debiti fiscali che impedivano all’azienda di partecipare alla gara”. Lo stesso imprenditore, inoltre, durante il processo affrontato, aveva espresso la sua volontà di “fare del bene al Paese in un momento drammatico”.