Inchiesta sull’estremismo di destra, 12 indagati tra Firenze e Siena

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Associazione per sovvertire l’ordine democratico e detenzione illegale di armi. Queste le accuse rivolte a 12 persone, indagate nell’ambito dell’inchiesta sugli ambienti dell’estremismo di destra. Gli uomini della Digos di Firenze, coordinati dalla Polizia di prevenzione e dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda), hanno perquisito capannoni, case e uffici di dodici persone. Tutti gli indagati sono domiciliati tra Siena e provincia.

Inchiesta sull’estremismo di destra, le indagini

L’inchiesta è nata dal monitoraggio e dalle intercettazioni, su internet e offline, di esponenti dell’estrema destra locale. A coordinare l’indagine i pubblici ministeri della Dda, Eligio Paolini e Leopoldo de Gregorio. Questi militanti avrebbero infatti inneggiato, in differenti sedi, all’odio razziale e al fascismo. Nessuno degli indagati risulta avere precedenti penali, ma avrebbero tutti la possibilità d’imbracciare le armi.

Molti profili social degli indagati farebbero chiaro riferimento al Duce e a Mussolini e, dalle conversazioni intercettate dalla Digos, emergerebbe anche la volontà di effettuare alcuni attacchi. Tra i luoghi scelti come possibili bersagli ci sarebbe la moschea di Colle Val d’Elsa, inaugurata nel 2013 a San Lazzaro, la più grande di tutta la Toscana.

Secondo la Procura, si tratterebbe di una vera e propria struttura organizzata per affrontare ogni evenienza, comprese azioni concrete. Stando alle intercettazioni, alcuni degli indagati avrebbero persino definito il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, come “delinquente e comunista”.

Il dilagare dell’estremismo di destra, in particolare negli ultimi anni, ha portato a diverse azioni legali contro vari esponenti. Nel maggio 2019, 65 persone sono state indagate per istigazione all’odio razziale, violenza privata e apologia di fascismo. Tutti esponenti dei partiti di estrema destra, CasaPound e Forza Nuova.