Inchiesta 'Zone Rosse': i Pm di Bergamo sentiranno Conte, Lamorgese e Speranza

Manuela D'Alessandro

Nessuna conferma ufficiale dalla Procura di Bergamo sull'intenzione di sentire, come persone informate sui fatti, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, nell'ambito dell'indagine che riguarda anche la mancata istituzione della 'zona rossa' a Nembro e Alzano Lombardo. A confermarlo all'Agi sono fonti investigative.

Il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, a quanto si apprende, non è in ufficio perché si trova a Roma "per seguire un corso di formazione". Era stata proprio lei, nei giorni scorsi, a far capire, con una dichiarazione alla stampa, di voler ascoltare i responsabili politici nazionali: "Da quello che ci risulta - aveva detto - la decisione di istituire la zona rossa era governativa". 

Una frase, quella del procuratore aggiunto Rota, arrivata il 29 maggio scorso, giorno della convocazione in Procura, come persona informata sui fatti, di Attilio Fontana. Il presidente lombardo, come aveva fatto il suo assessore al Welfare, Giulio Gallera, aveva spiegato ai magistrati bergamaschi che la decisione di istituire la zona rossa nei due comuni particolarmente colpiti dal contagio sarebbe spettata al governo.

Le dichiarazioni del procuratore Rota, impegnata nell'inchiesta assieme ai pm Paolo Mandurino e Fabrizio Gaverini, sembravano 'scagionare' i due politici locali da possibili responsabilità. In seguito, a quanto apprende l'AGI, la pm aveva riferito a chi le sta vicino di essere stata fraintesa e che comunque gli accertamenti battono tutte le piste possibili, non avendo conseguito alcuna certezza. L'ascolto di Conte, Speranza e Lamorgese appare comunque indispensabile per avere un quadro completo della situazione, visto che da settimane, anche attraverso i media, Regione e governo si rimpallano la responsabilità su una decisione che potrebbe avere reso più drammatico il conto delle vittime nel Bergamasco. 

"Dopo tante menzogne e attacchi vergognosi, giustizia è fatta: chi ha sbagliato deve pagare!" è il commento del leader della Lega Matteo Salvini.