Inchiesta zone rosse: scattò l'allarme del Cts, cosa dice il verbale

I parenti delle vittime chiedono giustizia a Bergamo (Photo by Marco Panzetti/NurPhoto via Getty Images)

Continua l'inchiesta della magistratura sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro. I pm di Bergamo sono a Roma per sentire come testimoni il premier Conte e i ministri Lamorgese e Speranza. Ma intanto emergono nuovi dettagli.

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La telefonata tra il Comitato e Gallera

Tra i documenti in mano agli inquirenti, scrive il Corriere della Sera, anche il verbale della riunione del Comitato tecnico scientifico del 3 marzo scorso. In questa nota, si parla di una telefonata tra gli scienziati e l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera. “Nel tardo pomeriggio sono giunti all’Istituto superiore di Sanità i dati relativi ai Comuni di Alzano e Nembro - si legge - Al proposito è stato sentito per via telefonica l’assessore Gallera e il direttore generale Caiazzo che confermano i dati relativi all’aumento. I due Comuni si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molte probabilità ascrivibili ad un’unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l’R0 è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione del contagio".

All'allarme, faceva seguito la proposta del Comitato di "adottare le opportune misure restrittive già adottate nella ‘zona rossa’ anche in questi due Comuni al fine di limitare la diffusione nelle aree contigue".

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La sollecitazione di Brusaferro

Una proposta che però non si trasformò in decisione operativa né della Regione né del governo. Tanto che due giorni dopo il direttore del Comitato Silvio Brusaferro inviò una relazione a palazzo Chigi per ribadire la necessità di "chiudere". A chi spettava questa scelta? Secondo il governatore Attilio Fontana all'esecutivo, come avrebbe spiegato ai magistrati. La tesi di Conte sarebbe invece che "in caso di urgenza e necessità la Regione poteva procedere autonomamente, come effettivamente è avvenuto in seguito e come hanno fatto altre Regioni", si legge sempre sul quotidiano milanese. E la linea scelta fu quella di dichiarare "zona rossa" l'intera Lombardia e 13 Province di altre Regioni, con il provvedimento entrato in vigore il 9 marzo.

Tre giorni prima, erano stati mobilitati le forze dell'ordine e l'esercito per procedere al blocco dei due paesi che alla fine non arrivò mai.

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