Incidente a Cuneo, moto contro auto: morto un 33enne

incidente cuneo

È morto il 33enne Emanuel Taliente Para, coinvolto in un terribile incidente avvenuto a Brossasco, in Piemonte, mentre era in sella alla sua motocicletta. I medici hanno fatto il possibile per salvarlo, ma dopo ore di agonia, il 33enne si è spento. Troppo gravi le ferite riportate nello schianto contro un auto. La dinamica dell’incidente non è chiara, ma a quanto si apprende, l’uomo si sarebbe schiantato violentemente contro una vettura mentre percorreva un rettilineo. Emanuel è stato scaraventato sull’asfalto, e nonostante il rapido intervento dei soccorritori, per lui non c’è stato nulla da fare.

Incidente a Cuneo

I soccorritori accorsi sul luogo dello schianto, resisi conto della gravità della situazione hanno allertato l’elisoccorso, che ha trasportato l’uomo al Centro Traumatologico Ortopedico di Torino, dove il 33enne è però morto poco dopo nonostante le cure. Le lesioni riportate si sono dimostrate troppo gravi. Al momento dello schianto, sulla due ruote viaggiava anche una 25enne, anche lei giunta in ospedale in condizioni critiche. Gli sforzi dei medici si stanno concentrando su di lei, soccorsa e ricoverata in codice rosso.

Soccorsi tre feriti

Nello schianto sono rimaste coinvolte quattro persone. Ad avere la peggio è stato Emanuel, che ha perso la vita dopo l’arrivo in ospedale. La 25enne in moto con lui versa in gravi condizioni e i medici stanno facendo il possibile per salvarla. Più lievi le ferite riportate dai due occupanti dell’auto, che hanno avuto comunque necessità di essere soccorsi. Entrambi sono infatti stati accompagnati al Santissima Annunziata di Savigliano in codice verde. I carabiniere si stanno ora occupando di stabilire l’esatta dinamica e le responsabilità del caso.

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    Caso Desiree, il papà: "Ho cercato di salvarla, non ho potuto"

    "Ho cercato di salvarla ma non ho potuto fare niente". Lo ha detto in lacrime il padre di Desiree Mariottini, Gianluca Zuncheddu, sentito al processo sulla morte della 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita il 19 ottobre del 2018 all’interno di uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo a Roma. Davanti ai giudici della III corte d'Assise, l'uomo ha riferito di aver notato un cambiamento in Desiree e di averle trovato una carta stagnola bruciata, ma di non aver potuto fare nulla anche a causa del divieto di avvicinamento che aveva verso l'ex compagna e madre della ragazza.  Sul banco degli imputati, per la morte della giovane, ci sono 4 cittadini africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe, accusati di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori. In un'udienza a porte chiuse durata molte ore, sono stati sentiti oggi anche il medico legale che ha svolto l'autopsia e l'anamopatologo, il quale ha confermato lesioni compatibili con una violenza sessuale. Infine è stato ascoltato anche il nonno di Desiree, l'ultimo della famiglia a vederla in vita: l'uomo ha riferito di averla accompagnata da un'amica ma poi la 16enne ha telefonato - non dal suo cellulare - a casa per dire che non sarebbe tornata e che si fermava a dormire fuori.

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    Jole Santelli, la malattia che deve affrontare la Presidente della Calabria

    Dopo la vittoria alle elezioni regionali in Calabria del 2020, Jole Santelli dovrà ora affrontare una battaglia più dura: quella contro la malattia.

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    Morto Kobe Bryant: la Lega lo ricorda scrivendo “Borgonzoni Presidente”

    L'account ufficiale della Lega ha ricordato Kobe Bryant, morto tragicamente in un incidente aereo, twittando l'BorgonzoniPresidente.

  • È morta la blogger tunisina Lina Ben Mhenni
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    È morta la blogger tunisina Lina Ben Mhenni

    Affetta da tempo da una grave malattia cronica ai reni, è morta a soli 36 anni la popolare blogger e giornalista Lina Ben Mhenni, capofila della rivoluzione che nel 2011 ha messo fine al regime di Ben Ali. Ad annunciare la scomparsa del volto noto delle proteste popolari tunisine sono stati i suoi famigliari citati dai media locali ed internazionali. Docente di linguistica all'Università di Tunisi, Lina era ancor prima un'agguerrita militante per i diritti umani.Per anni e nonostante i rischi per la sua incolumità, sul suo blog 'a Tunisian girl' ('Una ragazza tunisina') non si stancava di denunciare le derive della dittatura, documentando anche il deteriorarsi delle condizioni di vita della popolazione nelle aree più depresse del Paese. Dopo la morte del venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco il 17 dicembre 2010, è stata la prima cronista a raggiungere la città di Sidi Bouzid, culla di quella che lei chiamava la 'Rivoluzione della dignitaà.Lina andava in giro con la sua piccola telecamera per riprendere le prime manifestazioni contro il potere e poi postare i video sui social. Ha coperto la cronaca dell'intero movimento insurrezionale in lingua francese, inglese e araba, fino alla caduta del regime. Da questo suo lavoro è nato un libro intitolato "Tunisian Girl, blogger per una primavera araba". Colei che viene considerata la "voce della rivolta tunisina", è stata anche candidata al premio Nobel per la Pace, a soli 28 anni.Nonostante i gravi problemi di salute e il deteriorarsi del suo fisico Lina, figlia di Sadok Ben Mhenni, militante marxista imprigionato dall'ex presidente Habib Bourghiba, ha portato avanti fino alla fine le sue battaglie in difesa dei diritti fondamentali in Tunisia, sempre in prima linea nelle manifestazioni e nei processi attinenti alla liberta' di espressione. Per lei il buon esito della rivoluzione era solo una tappa verso una Tunisia pienamente democratica e moderna, in cui doveva esserci una chiara divisione tra politica e religione, che doveva garantire un futuro dignitoso ai giovani.Il suo attivismo aveva come nemici tutte le forme di corruzione, il fondamentalismo della politica, la tortura e i diritti violati, anche quelli dei detenuti. La donazione d'organo ricevuta dalla madre non aveva prodotto gli effetti sperati e le sue condizioni di salute si sono progressivamente aggravate, anche come conseguenza dei maltrattamenti inflitti dalla polizia e che lei stessa denunciava come "mirati". Negli ultimi mesi sui social Lina ha raccontato il suo "calvario": deplorava il cattivo stato degli ospedali della capitale, ma nonostante il rapido peggioramento si è rifiutata di lasciare il Paese, in cerca di cure alternative all'estero.

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    Alessia Marcuzzi copia Chiara Ferragni? I fan insorgono

    Alessia Marcuzzi si è fatta un nuovo regalo ma in tanti l'hanno accusata di aver copiato in pieno lo stile di Chiara Ferragni.

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    Un lunedì mattina di fuoco tra Paola Di Benedetto e Fernanda Lessa, la quale pare non abbia gradito alcuni toni usati dall'ex Madre Natura

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    Tornata nella casa del GF Vip a seguito di un malore, Barbara Alberti ha deciso di continuare il suo percorso all'interno del reality.

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    “Il leghista ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più”, dice Casini

    “Questo è un successo che si deve soprattutto a Bonaccini. La citofonata di Salvini, conoscendo il buon senso degli emiliani, è stata un autogol”. È sicuro l'ex presidente della Camera dei deputarti Pier Ferdinando Casini nel giudizio sull'esito elettorale emiliano nel corso di un'intervista a La Stampa.Dunque, per l'ex presidente dell'Aula di Montecitorio, “l'idea che il buongoverno, l'amministratore serio, non conti niente perché prevale la politica spettacolo, è stata smentita” perché si è trattato di “un voto su come è stata amministrata la regione” e l'idea di “evocare la liberazione dell'Emilia-Romagna poteva andare bene in un'epoca post-ideologica” come per altro già fatto da Guazzaloca vent'anni fa quando espugnò il Comune di Bologna nel nome di Silvio Berlusconi.Poi Casini riflette e aggiunge: con questo risultato e questa sconfitta Salvini ”sporca la sua immagine di leader vincente. Ma attenzione – avvisa – Salvini non è sconfitto”, lui ha solo polarizzato “convinto che giocasse a suo favore”. E invece? “In realtà ha mobilitato una marea di elettori che probabilmente non sarebbero nemmeno andati a votare” e il dato da tenere presente, secondo l'ex presidente della Camera dei deputati, “è che tutti i moderati che si sono avvicinati e che hanno sostenuto Bonaccini sono stati la migliore risposta”.“La stampa continua a parlare di centrodestra – è la lettura conclusiva del voto di ieri da parte di Casini – ma non c'è più il centrodestra: c'è la destra. E questo vuole dire che se il centrosinistra presenta persone ragionevoli come Bonaccini, i moderati sono pronti a votarla...".

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    C’è posta per te, marito traditore chiede scusa: lei chiude la busta

    Salvatore tradisce la moglie tre volte e poi le chiede scusa a C'è posta per te. Federica chiude la busta e se va

  • Chi sono i "dubbiosi" sul pontificato di Papa Francesco
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    Chi sono i "dubbiosi" sul pontificato di Papa Francesco

    Il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, li ha indicati come i responsabili del "distruttismo" che agita in queste giornate tormentate la Chiesa cattolica. Quell'atteggiamento, vale a dire, che tende a segare alla radice i tentativi di rinnovamento della comunità e magari anche dei semplici tentativi di capirsi e spiegarsi vicendevolmente al suo interno, come dovrebbe essere in qualsiasi agape.Loro però spesso si difendono ribadendo che la loro è solo affezione filiale alla Chiesa, e che ci sono dei dubbi espressi questi esistono per via della scarsa chiarezza delle posizioni dottrinarie dello stesso Papa. Insomma, la Chiesa è troppo amata per lasciarla in mani giudicate deboli. Solo una piccola parte arriva a posizioni sedevacantiste, vale a dire di non riconoscimento della persona di Bergoglio come legittimo Papa della Chiesa Cattolica.I tradizionalisti vengono una volta per tutte allo scoperto con una lettera firmata, il 19 settembre 2016, da ben quattro cardinali: Walter Brandmueller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner. Chiedono spiegazioni su alcuni aspetti dell'enciclica "Amoris Laetitia", che a loro dire ha creato difficoltà interpretative e confusione all'interno della Chiesa. Le chiamano, queste loro perplessità, "Dubia", alla latina. Un termine che ha fatto scuola.In Italia il fronte tradizionalista fa capo alla Fondazione Lepanto del professor Roberto De Mattei e a Tradizione, Famiglia e Proprietà di Julio Loredo: l'universo tradizionale è molto composito. Inutile dire che si tratta di una realtà composita, in qualche modo proteiforme, che agisce sia nel campo dei rapporti umani diretti, sia con grande disinvoltura sul web, dove contano su contatti a livello internazionale.Siti come Lifesite sono i loro interlocutori naturali e ricorrenti. Nell'aprile dello scorso anno definirono Francesco "eretico". A novembre hanno promosso una raccolta di firme nella quale condannano "gli atti sacrileghi e superstiziosi" che Jorge Mario Bergoglio avrebbe commesso durante il recente Sinodo sull'Amazzonia. Il riferimento è al caso della Pachamama, rappresentazione della Madre Terra nella cultura indio la cui effigie venne portata oltre le Sacre Mura in occasione del sinodo sull'Amazzonia. Insieme a Bergoglio mettono in guardia coloro che seguono il Papa dal rischio della "dannazione eterna".Dei quattro cardinali autori dei Dubia sulla linea di Bergoglio, Caffarra e Meisner sono deceduti. Burke ha rilasciato di recente una sibillina intervista alla testata americana The Wanderer. Come ai tempi di Liberio I e di Anastasio di Alessandria, bisogna essere pronti ad un lungo cammino di sofferenza nel nome della verità, ha detto.Secondo lui Liberio scomunicò Anastasio per una decisione politica (non voleva dispiacere all'imperatore). Chi sia l'uomo che lancerà la scomunica per amor di politica, chi sarà il santo vescovo destinato agli onori degli altari dopo una lunga prova è cosa da affidare alle interpretazioni personali. Da parte sua Brandmueller, amico di vecchia data di Benedetto XVI, che nei confronti del Sinodo panamazzonico ha avuto espressioni come "apostasia" ed "eresia".Un altro porporato che si è distinto per oltranzismo dottrinale è l'olandese Willem Jacobus Eijk, i cui stralisi dirigono contro l'intercomunione con i protestanti. Il vescovo Athanasius Schneider è forse il più attivo tra i presuli critici del corso attuale. L'attuale vescovo ausiliare di Astana, in Kazakhstan, non è favorevole a quella che vede come una equiparazione gerarchica tra confessione religiosa cristiano-cattolica e confessione religiosa islamica, che sarebbe presente nel documento che il Papa ha sottoscritto nel febbraio scorso con l'imam di Al-Azhar.Discorso a parte per l'ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò. L'eco del suo memorandum di dodici pagine con cui ha domandato le dimissioni del Santo Padre circola ancora su alcune fonti tradizionaliste. Secondo le sue accuse, il Pontefice sarebbe stato avvertito per tempo della situazione creata dagli abusi dell'allora vescovo della capitale americana, McCarrick, e non avrebbe fatto niente.In una intervista ad una televisione messicana, Papa Francesco lo ha accusato di dire falsità. La questione Viganò (il quale pare sia stato visto a Monaco di Baviera a metà gennaio, con tanto di barba lunga, a manifestare contro la Chiesa aperturista) sarà affrontata da un dossier che sarà pubblicato a giorni in Vaticano.

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    Gianni Morandi e il sostegno alle Sardine: “Sono allegre e simpatiche”

    All'indomani delle elezioni regionali in Emilia Romagna, il cantante Gianni Morandi ha espresso la sua simpatia per il movimento delle Sardine.

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  • "Presunto colpevole", una storia di pietà sospesa
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    "Presunto colpevole", una storia di pietà sospesa

    Quant'era alto Craxi: prima di tutto è per l'impatto fisico che spicca "a paragone di una classe politica normodotata", ed è questa la prima cosa di lui che impressiona il giovanissimo cronista mandato da Palermo a Roma il giorno che lo vede da vicino: è sulla fine del 1978, quando copiosamente ancora sanguina sull'intero Paese la ferita del sequestro, e dell'assassinio, di Aldo Moro.Quarantadue anni dopo quel cronista dalla prestigiosa carriera, Marcello Sorgi, rivive con freschezza i sentimenti, le inestricabili mosse politiche, i contrasti umani di allora e quelli di dopo, della stagione ricordata come Tangentopoli. Ne scrive col bisogno di ricomporre in un libro, sveltamente ma senza fretta, tre tempi distanti: la tragedia di Moro, il dramma di Bettino e l'adesso di un Paese segnato dai "partiti liquidi", dove gli elettori "non vanno più a votare, perché tanto, ogni giorno, ogni ora, ogni momento si vota su Facebook e su Twitter". Questo c'è, talora filtrato dall'esperienza personale di Sorgi, nelle 108 pagine di "Presunto colpevole - Gli ultimi giorni di Craxi" (Einaudi).Un libro che parte da Moro, dalla vana quanto generosa pietas del leader socialista Bettino Craxi per salvarlo, che non sarà retribuita a sua volta dal fato. Perché - ventun anni, dopo cioè vent'anni fa - la medesima pietas non sarà, non fu elargita all'ex leader del Psi, per consentirgli una "soluzione umanitaria" ai fini delle cure mediche malgrado le condanne giudiziarie. Secco fu il "no" della Procura di Milano quanto esitante fu, per qualche eccesso di opportunità, l'intervento delle istituzioni politiche. Secco altrettanto fu sull'altra sponda del Mediterraneo, da Hammamet, il "no" di principio di Craxi ("esule" o "latitante") all'ipotesi di un piantonamento in ospedale, di perizie mediche o della semplice eventualità dei successivi arresti domiciliari.Fosse stato un altro, Bettino, magari uno di quei politici "normodotati" che ricordava il cronista, sarebbe addivenuto a un compromesso. Gli rafforzò invece il rifiuto, e non è solo per dire, l'imperterrita ossessione per Giuseppe Garibaldi: se lo sognò finanche sotto anestesia, sul tavolo operatorio di un ospedale di Tunisi, quando disse di avere sognato anche Milano dove non sarebbe tornato mai più."Non era solo uno che amava Garibaldi, che prima di lui se n'era andato in Tunisia per sfuggire a un ordine di cattura dei Savoia. Craxi - racconta Sorgi - si sentiva come Garibaldi. E in questo senso considerava l'esilio come un gesto estremo di libertà e ribellione. Pronto a sopportarne le conseguenze, come testimonia Gianni De Michelis, che è suo amico e prevede in anticipo che Hammamet sarebbe stata la sua Caprera". Con una gamba piagata come l'Eroe dei Due Mondi a cui il "foruncolone" (vocabolo del pm Di Pietro) lo aveva aperto una pallottola dei bersaglieri che gli sbarrarono sull'Aspromonte la marcia verso Roma.Non c'è presa nè pretesa di posizione nel libro di Sorgi, piuttosto l'umano tentativo di rispondere - o forse di spiegare come mai non riesca a farlo - alla domanda che gli rivolse una sera l'ex premier britannico Tony Blair: "Perché non è stato possibile costruire un corridoio umanitario per Craxi, farlo rientrare in Italia per curarsi e consentirgli una degna fine?".Nel ventennale della morte di Bettino, fra libri, articoli, programmi e un film dedicati alla sua fine, il volume di Sorgi è la ricostruzione di un puzzle che non si potrà chiudere: "Craxi - osserva - è stato il grande capro espiatorio di Tangentopoli. Lasciando l'italia e non volendoci tornare, se non da uomo libero, ha consentito ai magistrati di affermare che era fuggito perché era colpevole. Le forzature giudiziarie, grazie alle quali gli sono state inflitte condanne così pesanti che, malmesso com'era, non sarebbe mai stato in condizione di espiare, fanno ancora oggi della sua vicenda un caso irrisolto".La pietas del cronista, dote piuttosto rara in quanto non obbligatoria, gira a chi legge il quesito di mister Blair. La responsabilità di una risposta è alla fin fine, o lo dovrebbe, come quella penale. Un fatto individuale.

  • La Cina è pessimista: 80 morti e "il coronavirus può rafforzarsi, i contagiati aumenteranno"
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    La Cina è pessimista: 80 morti e "il coronavirus può rafforzarsi, i contagiati aumenteranno"

    La Cina aggiorna il bilancio delle vittime per il coronavirus, che sale a 80morti.