Incidente funivia, tre arresti: l'accusa è di omicidio colposo aggravato

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Funivia Stresa tre fermi
Funivia Stresa tre fermi

Salgono a tre i fermi disposti dalla Procura per l’incidente che ha coinvolto la funivia di Stresa-Mottarone e che ha causato un bilancio di quattordici vittime: si tratta del gestore dell’impianto Luigi Nerini, del direttore dell’esercizio Enrico Perocchio e del responsabile del servizio Gabriele Tadini, tutti e tre condotti nel carcere di Verbania con l’accusa di omicidio colposo aggravato. Il primo era arrivato poche ore prima nella caserma dei Carabinieri col suo avvocato Pasquale Pantano.

Funivia Stresa: tre fermi

La decisione è giunta dopo gli interrogatori disposti dalla procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, titolare dell’inchiesta, terminati alle prime ore del mattino di mercoledì 26 maggio. Spetterà ora al giudice per le indagini preliminari convalidare i provvedimenti emessi dalla procuratrice. Durante i colloqui i fermati hanno ammesso le proprie responsabilità. Il comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, tenente colonnello Alberto Cicognani, si è infatti così espresso: “Il freno non è stato attivato volontariamente? Sì, sì, lo hanno ammesso“. Dato che c’erano malfunzionamenti nella funivia, è stata chiamata la manutenzione che non ha risolto il problema o lo ha risolto solo in parte, ma “per evitare ulteriori interruzioni del servizio hanno scelto di lasciare la forchetta che impedisce al freno d’emergenza di entrare in funzione“.

Funivia Stresa, tre fermi: “Consapevoli della disattivazione dei freni”

Quest’ultima ha spiegato che gli indagati erano materialmente consapevoli del fatto che la cabina viaggiasse senza freni dal 26 aprile, giorno della riapertura, e che la cosiddetta forchetta, il dispositivo che consente di disattivare il freno, non fosse stata rimossa.

L’analisi dei reperti ha consentito agli inquirenti che indagano sull’incidente di accertare che “la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso“. Il forchettone, vale a dire il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso per evitare disservizi e blocchi della funivia. “Il sistema presentava delle anomalie e avrebbe necessitato un intervento più radicale con un blocco se non prolungato consistente“, si legge ancora sulle carte.

Funivia Stresa, tre fermi: “Non escludiamo errore umano”

La procuratrice Bossi ha spiegato che al momento non si esclude alcuna ipotesi, nemmeno quella dell’errore umano. Esso potrebbe essere stato compiuto durante gli interventi di controllo e manutenzione avvenuti pochi giorni prima della tragedia, in particolare proprio le operazioni sui forchettoni che azionano i freni. La mancata entrata in funzione di questo dispositivo è infatti uno dei quesiti dell’indagini. La donna ha anche visionato i video delle telecamere di sicurezza e sottolineato che si vede la cabina sussultare e poi cominciare la sua corsa all’indietro. Ha poi confermato che sabato pomeriggio la funivia si era fermata per un intervento tecnico volto a rimetterla in funzione “ma non sappiamo se questo è collegato all’incidente“.

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