Incidente Lodi, 11 nuovi indagati. Anche ad Rfi e gruppo Alstom

Fcz

Milano, 21 feb. (askanews) - Sale ancora il numero degli indagati nell'inchiesta sull'incidente ferroviario del 6 febbraio scorso, quando un Frecciarossa partito da Milano e diretto a Salerno deragliò all'altezza di Ospitaletto Lodigiano provocando la morte dei due macchinisti, Giuseppe Ciucciù e Mario Dicuonzo, e una tretina di feriti tra i passeggeri. Come anticipato dall'edizione serale del Tg3 di ieri, sono 11 le persone finite sotto indagine nell'ultima tornata di iscrizioni decise dal procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, alla luce degli ultimi accertamenti investigativi: sono l'amministratore delegato di Rfi, Alberto Gentile, altri 4 dipendenti del gruppo che si occupa della gestione della rete ferroviaria, e 6 dipendenti di Alstom Ferroviaria oltre che la stessa società produttrice dell'attuatore, ossia quella componente dello scambio che, per un presunto difetto, potrebbe aver causato il disastro. Era stato Marco D'Onofrio, direttore dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, durante la sua audizione davanti ai componenti della commissione lavori pubblici del Senato del 13 febbraio scorso, il primo a ipotizzare un difetto di fabbricazione dovuto "a un'inversione dei cablaggi interna al dispositivo che si è andato a sostutuire".

Saranno le indagini della Procura di Lodi a chiarire se a far deragliare il Frecciarossa sia stato un errore umano, come ipotizzato in una prima fase, oppure un difetto di fabbricazione dell'attuatore che peraltro faceva parte di un lotto di 11 pezzi, 5 già installati e operativi e altri 5 ancora in magazzino. L'ipotesi di un presunto difetto nella componentistica dello scambio è al vaglio degli inquirenti, come testimoniato dall'iscrizione nel registro degli indagati di Michele Viale, amministratore delegato del gruppo francese, non a caso scattata subito dopo l'audizione del direttore di Ansf a Palazzo Madama. "L'attuatore - si è difesa la società francese in una nota - fa parte di un lotto che è stato soggetto ad un accurato processo di controllo di fabbricazione e di qualità approvato da Rfi". Alstom insomma respinge ogni accusa, attribuendo eventuali responsabilità a Rfi: "L'installazione e la manutenzione degli scambi viene effettuata dal cliente finale".

Il bilancio aggiornato vede indagate 17 persone e i due gruppi Alstom e Rfi, sotto accusa per responsabilità amministrativa di società per reati commessi da propri dipendenti. Nel fascicolo di indagine figurano i anche nomi dei 5 operai che nella notte precedente al disastro effettuarono alcuni lavori di manutenzione sullo scambio dove deraglio il convoglio, che lungo quella tratta viaggiava a circa 290 chilometri all'ora. I reati contestati sono disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Nel frattempo, dopo la rimozione degli ultimi vagoni dai binari, proseguono gli accertamenti tecnici e investigatori dei consulenti della Procura di Lodi nel cosiddetto "punto zero", termine tecnico che indica l'esatto punto dove si è verificato il deragliamento. L'obiettivo è arrivare il prima possibile al dissequestro dell'area per liberare i binari e garantire così la ripresa della circolazione ferroviaria ad alta velocità lungo la linea Milano Bologna.