Incidente a Milano Salvini/Meloni, nel giorno in cui Berlusconi li "disereda"

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Sarà colpa dell’Alitalia, che “fa schifo” dice La Russa perché ha annullato un volo e fatto ritardo sull’altro. O magari della “maledizione di Milano” visto che il 16 luglio scorso, sempre a una manifestazione del centrodestra unito per Luca Bernardo spiccava la sedia vuota di Giorgia Meloni in prima fila (lì però era colpa della lite sul Copasir). Fatto sta che la conferenza stampa di stamattina – convocata in extremis perché in tutta la campagna elettorale non c’era nemmeno un’immagine dei tre leader insieme – ha regalato momenti di surrealismo puro. Con la leader Fdi atterrata tardi, e Matteo Salvini via per la stazione di Rogoredo prima del suo arrivo. Addio photo opportunity, che era la ragion d’essere dell’evento. Scatti separati, con Tajani e Lupi a fare da cornice, pollici alzati e mascherine copri-nervosismo. Tutto rinviato a venerdì con Michetti, in quel di Spinaceto, periferia romana, dove al massimo può succedere che si incendi l’autobus. Mentre il leader leghista è costretto a prendere per buona la smentita di un’altra intervista urticante dopo quella di Giorgetti. Stavolta è di Silvio Berlusconi: “Salvini e Meloni premier? Non scherziamo”.

Imprevisti che succedono quando si moltiplicano i comizi e le ospitate, ma il tempo stringe. Oggi Salvini è in giro come una pallina da flipper tra Ostia, Latina, i Castelli. Domani, dopo la stretta di mano con “Giorgia” in favore di obiettivo, volerà a Milano per un “evento da definire” alle 13,30 (gira la voce, non confermata dai rispettivi staff, che a sorpresa potrebbe manifestarsi il ministro Giorgetti per una pubblica ricucitura), poi a Catanzaro e Reggio Calabria. In parte è merito della resistenza fisica del Capitano, in parte una reazione obbligata alla doppia tempesta di questi giorni. Quella mediatico-giudiziaria intorno alla vicenda per droga di Luca Morisi, di cui via Bellerio gestisce la comunicazione per arginare il “guardonismo” dei media. E quella politica, con l’offensiva del “partito del Nord” lanciata da Giorgetti che si aprirà ufficialmente dopo le comunali (i rumors già accusano il ministro di puntare a Palazzo Chigi). E che rischia di saldarsi con la nostalgia della “vecchia guardia” che mal sopporta il nuovo corso: “La nuova Lega sovranista ha lasciato il mondo produttivo nelle mani della sinistra – ha accusato l’ex parlamentare bossiano Gianluca Pini - Il centrodestra è troppo impegnato a farsi la guerra a colpi di selfie”.

Tutti motivi per cui a Salvini nella sala dell’evento milanese stanno per saltare i nervi. La Russa, plenipotenziario FdI in Lombardia (con la Santanché) annuncia il ritardo dell’ultima ospite con un filo d’imbarazzo: “Scusate… arriverà di corsa...”. Lui ribatte secco: “Tra dieci minuti vado via”. Parlottano, l’ex vicepremier non cambia idea, ha già posticipato due eventi, alla fine si opta per “Ignazio” sul palco al posto di “Giorgia”. Qualcuno nel pubblico protesta. I due non si incontrano neanche di striscio, finisce con un comunicato congiunto: “Nessuna polemica e zero tensioni, saremo insieme domani”. La Russa, che a luglio si accapigliò con la Ronzulli per difendere la sedia della sua leader, stavolta getta la spugna: “Sono due pazzi, uno che scappa e l’altra che arriva, che vi devo dire?”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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