Incontro Trump-Mattarella, il volto basito della traduttrice è virale

incontro-trump-mattarella-traduttrice

Doveva essere un classico incontro istituzionale quello tra Donald Trump e Sergio Mattarella, ma il caso ha voluto che alcune frasi del Presidente americano scatenassero un’esagerata reazione della traduttrice italiana che in breve tempo è divenuta virale su tutti i social network. Il volto basito della donna è infatti apparso nel momento in cui Trump ha menzionato la “millenaria amicizia tra Stati Uniti e Italia”, probabilmente inciampando in un lapsus o facendo confusione tra periodi storici molto distanti tra loro.

Incontro Trump-Mattarella, traduttrice virale

Il momento clou della conferenza stampa è avvenuto quando Donald Trump ha fatto la seguente dichiarazione: “Gli Stati Uniti e l’Italia sono legati culturalmente da legami che durano da migliaia di anni, fino all’Antica Roma”. Volendo credere nella buonafede del Presidente Usa, è probabile che esso si stesse riferendo alla comune eredità culturale che lega Italia e Stati Uniti essendo entrambe nazioni del mondo occidentale; eredità culturale che attingerebbe le sue radici nell’antichità classica fino dunque all’epoca romana.

Ovviamente però l’aver udito una frase del genere, priva del tempo necessario a contestualizzarla, durante una traduzione simultanea deve aver creato non pochi problemi alla povera traduttrice. Dalle immagini si può vedere come essa infatti si mostri incredula di fronte a quanto appena detto da Trump, non sapendo probabilmente come rendere sensato il concetto a Sergio Mattarella senza risultare ilare.

Il tweet di Donald Trump

Al termine della conferenza stampa tuttavia, il complicato concetto di amicizia millenaria tra Italia e Usa è stato ulteriormente ribadito con un tweet pubblicato dall’account ufficiale della Casa Bianca. Un modo che lascia forse intendere come possa non essersi trattata di un semplice lapsus ma di un modo alquanto arzigogolato di definire il rapporto tra due nazioni. In caso contrario, ci troveremo più prosaicamente davanti alla notoria difficoltà di Donald Trump di ammettere i propri errori o di scherzare sulle sue gaffe, già apparsa in occasioni precedenti.