Indagine Corte dei Conti su Autostrade: meno controlli, più guadagni

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La tragedia del Ponte Morandi, avvenuta il 14 Agosto 2018, ha spinto ad accurate indagini circa le concessioni autostradali da parte del Ministero e degli stessi concessionari. I magistrati della Corte dei Conti, in un anno di lavoro, hanno prodotto una relazione di 200 pagine, arrivate sul tavolo del Consiglio dei Ministri poco prima che il Governo inserisse nel decreto Milleproroghe i presupposti per nazionalizzare le autostrade senza penali in caso di revoca delle concessioni.

L’indagine ha evidenziato dei ricavi sempre più in crescita, a fronte di investimenti su manutenzioni e controlli ridotti sempre di più di anno in anno. Le indagini vogliono fare luce su vent’anni pieni di zone d’ombra, durante i quali le concessioni venivano “affidate o prorogate senza gara, violando principi europei e nazionali”, mentre le tariffe aumentavano e gli investimenti per la manutenzioni si bloccavano nei complicati meccanismi della burocrazia.

La Corte dei Conti ha riscontrato “numerose carenze di gestione” riguardanti proprie le tariffe. Esse venivano calcolate senza tener conto dei costi sostenuti. In questo modo Autostrade ha potuto registrare ricavi da pedaggi fino a 5,9 miliardi l’anno, con una crescita di un miliardo nel giro di 5 anni. Questo, di conseguenza, ha portato ad una crescita degli utili netti, con quasi 1,6 miliardi l’anno, in crescita negli ultimi 5 anni di 600 milioni.

Indagine Corte dei Conti su Autostrade

Inoltre, nella relazione si evince come durante lo stesso periodo temporale, gli investimenti si siano dimezzati. Negli ultimi 10 anni sono stati spesi 15 miliardi rispetto ai 21,7 previsti. E le manutenzioni ordinarie non hanno superato il 2,2% dei piani economici.

Chi frequenta spesso le tratte autostradali, inoltre, ha potuto constatare di persona come i pedaggi siano aumentati nel corso del tempo. Negli ultimi 20 anni, infatti, sono aumentati del 64%. In dieci anni, l’aumento è stato triplo rispetto all’inflazione, senza che i calcoli venissero fatti sulla base dei costi. Questo ha generato un “forte disincentivo agli investimenti e un evidente vantaggio per i concessionari”.