India, nuove proteste contro legge su immigrazione

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Continuano le proteste in diverse città dell'India contro la nuova legge sull'immigrazione che permette ai migranti non musulmani, provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, di ottenere la cittadinanza. In cinque giorni di proteste sono rimaste uccise sei persone e domenica si sono registrate altre manifestazioni nelle università di tutto il Paese, comprese Hyderabad, Varanasi e nella capitale Nuova Delhi, dove la dimostrazione è iniziata nella prestigiosa Jamia Milia Islamia.  

Affermando che la protesta era diventata violenta e gli studenti si rifiutavano di disperdersi, la polizia è intervenuta lanciando lacrimogeni e fermando diversi studenti che poi sono stati rilasciati. La legge 'Citizenship Amendment Bill' viene contestata come anti-musulmana e ha sollevato dubbi sulla sua costituzionalità. Ma sta suscitando preoccupazione, specialmente negli Stati di confine, anche per la possibilità di una grande ondata di migrazioni.  

Le proteste sono particolarmente forti negli Stati del Nord-est, Assam e Tripura: si teme che un grande numero di nuovo immigrati hindu possa cambiare la composizione etnica e religiosa degli Stati.  

Il partito di governo nazionalista Bjp sostiene che la legge è stata varata per proteggere chi fugge a persecuzioni religiose, ma i critici affermano che fa parte dell'agenda del premier Narendra Modi di marginalizzare i musulmani nel Paese, violando i principi laici su cui si fonda la Costituzione indiana.