India, Paolo Bosusco libero dopo un mese di prigionia e trattative

Roma, 12 apr. (LaPresse) - "Sono finalmente libero. Amo l'Orissa. Ma ora la prima cosa che voglio fare è volare in Italia". Sono queste le prime parole di Paolo Bosusco, liberato questa mattina dopo quasi un mese di prigionia nella foresta dell'Orissa, in India, sotto il controllo dei ribelli maoisti. Il tour operator, che organizzava trekking nelle zone più impervie della regione, era stato rapito il 14 marzo scorso insieme a Claudio Colangelo, un suo cliente già liberato lo scorso 25 marzo. Bosusco è apparso disteso e sereno, anche se un po' dimagrito, cosa che secondo lui è stata dovuta soltanto a "28 giorni di vacanza pagata che ho passato nella giungla. I maoisti hanno cercato di darmi tutto quello che potevano da mangiare, ma nella giungla non c'è molto. Ho anche avuto due volte la malaria. Ma sono abituato a soffrire. E' stata dura finchè c'erano altre persone che erano sotto la mia responsabilità, ma dopo è stato tutto più facile. Sono tranquillamente sopravvissuto".

La sua liberazione giunge al termine di numerose e lunghe trattative fra le autorità indiane e i ribelli maoisti, che hanno ottenuto per il suo rilascio la scarcerazione di Aarti Majhi, moglie del leader maoista Sabyasachi Panda. Un approccio ben diverso rispetto a quello tenuto dall'Inghilterra nella vicenda di Franco Lamolinara in Nigeria. L'ingegnere di Gattinara, paese del vercellese, è infatti morto il 9 marzo scorso dopo un fallimentare blitz militare, cui l'Italia non ha mai dato il suo benestare. Grande quindi questa volta la gioia e la soddisfazione degli uomini della Farnesina. Sentimento espresso pubblicamente, ed in modo inusuale, dal ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata: "Ringrazio l'unità di crisi e i nostri diplomatici in India. Stessa determinazione per gli italiani ancora in ostaggio".

Una vicenda complessa quella di Bosusco anche per la contemporaneità con la vicenda dei due marò che hanno sparato dalla Enrica Lexie. Mai come in queste settimane tra le diplomazie italiana e indiana c'è stato un così intenso rapporto. Se da una lato oggi si celebra un successo, dall'altro il destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone appare difficile da prevedere. Le perizie balistiche rese note nei giorni scorsi li inchiodano a precise responsabilità, il lavoro diplomatico deve però riportare in Italia una vicenda giudiziaria avvenuta in acque internazionali. Questa la nuova sfida che attende gli uomini del ministro Terzi. Restano poi ancora aperte altre vicende complesse e a tratti avvolte dal mistero. A cominciare da Rossella Urru, la cooperante rapita i Nigeria a ottobre scorso, oltre ai sei marinai della Enrico Ievoli sequestrata il 27 dicembre al largo delle coste dell'Oman.

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