Indro Montanelli: chi era e cosa ha scritto

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“Noi l’Italia la vediamo realisticamente qual è: non un vivaio di poeti, di santi e di navigatori, ma una mantenuta costosa e scostumata: ma è la sola che riesce a riscaldare il nostro letto e a farci sentire uomini, anche se cornuti.” Scriveva così Indro Montanelli, quel cronista irriverente capace di cogliere in profondità le contraddizioni di un popolo – quello italiano – con sarcasmo e profondità, realismo e spirito critico. Scopri chi era e quali sono le sue opere fondamentali.

Indro Montanelli: chi era?

Nato a Fucecchio il 22 aprile 1909, laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche, si forma in Italia e in Francia, dove inizia la sua collaborazione profondamente istruttiva con il giornale “Paris soir”. Diviene noto nel suo paese di origine negli anni 30 per le sue idee anti capitalistiche ed anti borghesi, espresse da una forma di giornalismo vissuta sempre come una vera e propria vocazione. Dopo aver preso parte alla guerra di Etiopia pubblica un volume di corrispondenze di guerra intitolato “Ventesimo battaglione eritreo.” E’ il 1937 quando – a seguito delle sue parole sulla guerra spagnola a cui aveva preso parte da corrispondente per “Il Messaggero” – viene rimpatriato per ordine di Mussolini e viene ostacolato nella sua professione di giornalista.

Dovrà aspettare un anno prima di ottenere un incarico dal “Corriere della Sera” per pubblicare articoli letterari. Vivrà dal luglio del ’39 in Germania e – nuovamente criticato dal regima fascista per i suoi articoli non in linea con l’ideologia dittatoriale – sarà costretto a trasferirsi in Estonia, paese in cui aveva ottenuto il posto di direttore dell’Istituto di Cultura di Tallinn due anni prima. L’Europa vive anni bui, i più bui che la storia abbia mai visto. Montanelli si trasferisce in Finlandia a seguito dell’invasione estone da parte dell’Unione Sovietica e continua ad essere indesiderato a causa delle suoi affondi giornalistici. Torna a Roma e viene inviato dopo pochi mesi al fronte francese, per combattere.

Montanelli viene presto inviato in Grecia, dove assiste alla disastrosa sconfitta dell’esercito italiano. Il 5 Febbraio 1944 viene catturato dai tedeschi nella Val d’Ossola, nell’alto Piemonte, mentre cerca di raggiungere i movimenti partigiani. Processato e condannato a morte dopo circa due settimane, rimane in carcere per tre lunghi mesi. L’esecuzione viene interdetta grazie all’interessamento del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano. Montanelli fugge in Svizzera e aspetta lì il termine della guerra. Dal 1945 si riappropria a pieno titolo della sua professione di giornalista: collabora al “Corriere della Sera” e pubblica i volumi della “Storia di Roma.” Sono anni produttivi che portano il giornalista toscano a viaggiare molto in Europa per prendere parte agli eventi cardine della storia del tempo.

Nel 1956 vive in prima persona la rivoluzione di Budapest e nel 1974 fonda il suo “Il Giornale nuovo” a seguito di scontri politici con la redazione del “Corriere”. Nel 1977 subisce inoltre un attentato organizzato dalle Brigate rosse. La sua ultima fatica editoriale sarà la fondazione del giornale “La Voce”, costretto poi a chiudere nel 1995. Montanelli torna a lavorare per il “Corriere della Sera”, dove tiene una rubrica giornaliera per rispondere alle domande dei suoi lettori. Muore a Milano il 22 luglio 2001.

Indro Montanelli: libri e pensiero

“Non è stato un gesto di esibizionismo, ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza.” Così scriveva Montanelli quando rifiutò la carica di senatore a vita che gli era stata concessa nei primi anni ’90. Fu un italiano dal respiro internazionale capace di vivere appieno nelle vicende a lui contemporanee. Del giornalista toscano ci rimangono le parole scritte sui quotidiani in cui collaborò, sempre rifiutando di intromettersi troppo nelle sedi del potere italiano. Liberalissimo e allo stesso tempo dissidente, aveva uno stile semplice e diretto, mai vezzoso. Conosceva bene le debolezze degli italiani, le aveva raccontate a lungo e ne aveva tratto un’immagine mai monotona o minimale.

Di conseguenza parlava in maniera spiccia e diretta e come l’acqua cristallina lasciava trapelare i suoi pensieri senza mai confondere la vita pubblica e la vita privata. Aveva giudizi taglienti sulle virtù e sui difetti del suo popolo molti dei quali sono contenuti nelle raccolte postume pubblicate dalle testate per cui scrisse. Interessanti sono i suoi “Padri della patria” del 1949, lucidi ritratti di personaggi quali Winston Churchill e il dittatore portoghese Antònio de Oliveira Salazar, maggiore esponente del Fascismo in Europa. Per approfondire le pubblicazioni del Montanelli consigliamo inoltre la lettura del suo “Mio marito Carl Marx”, dato alle stampe nel 1954, in cui il giornalista immagina che la moglie del noto filosofo ed economista racconti della genesi della sua opera magna, “Il Capitale.” Ancora attuale nel dibattito culturale, politico e letterario a noi contemporaneo, Montanelli è giornalista da rileggere, apprezzare e giudicare criticamente.