Industria energivora,Gozzi:decarbonizzazione passa per tecnologie

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Roma, 8 lug. (askanews) – “Il problema della decarbonizzazione, cioè di ridurre le emissioni dell’industria manifatturiera italiana energivora è uno dei grandi problemi dell’industria italiana. Siamo consapevoli che non solo non si può rimanere fermi ma bisogna correre per utilizzare tutte le leve tecnologiche possibili al fine di ottenere questo risultato. Lo studio di Boston Consulting dimostra che non c’è solo una leva tecnologica ma una pluralità di tecnologie, che sono anche complementari tra loro e che si devono adattare alla multiformità e alla differenziazione dei processi industriali. Quindi è sbagliato pensare a un’unica forma di decarbonizzazione, bisogna considerare, e lo studio lo fa molto bene, la pluralità delle tecnologie disponibili”.

Così Antonio Gozzi, presidente di Interconnector Energy Italia e rappresentante dei settori “Hard to Abate” alla presentazione a Roma della “Strategia per la Decarbonizzazione dei settori cosiddetti Hard to Abate”, documento redatto da Interconnector Energy Italia, Federbeton, Federacciai, Assocarta, Confindustria Ceramica, Federchimica, Assofond e Assovetro in collaborazione con Boston Consulting Group.

Dallo studio, in particolare, emerge come la decarbonizzazione dei settori “Hard to Abate” sia perseguibile esclusivamente attraverso un portafoglio diversificato di soluzioni. Efficienza energetica, economia circolare, combustibili low carbon, cattura della CO2, green fuels (idrogeno e biometano) ed elettrificazione rappresentano, infatti, elementi complementari di un piano di azione congiunto e potrebbero, se implementati in maniera integrale, ridurre le emissioni dirette previste fino al 40% entro il 2030. Lo studio, inoltre, segnala come per raggiungere gli obiettivi di lungo termine occorra sfruttare a pieno il potenziale delle tre leve più “innovative”: cattura della CO2, elettrificazione e green fuels (idrogeno e biometano). Nel 2050, infatti, queste tre leve da sole potrebbero garantire il 70-80% di riduzione delle emissioni totali dei settori analizzati, mentre le restanti e più “tradizionali” (economia circolare, combustibili low carbon e efficientamento energetico) potrebbero supportare la riduzione delle emissioni per un ulteriore 15-20%.

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