Inflazione record può spigere la Fed a accelerare ancora sui tassi

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Roma, 14 giu. (askanews) - Con una inflazione sempre più da allarme rosso negli Stati Uniti, domani dalla Federal Reserve è attesa una nuova e pesante stretta sul costo del danaro. I tassi sui fed funds verranno alzati di almeno mezzo punto percentuale, rispetto all'attuale forchetta di 0,75%-1%, ma dato il continuo peggiorare della situazione diversi analisti non escludono una stretta shock da 75 punti base. O quantomeno una Fed che prepari il terreno a una mossa simile per la prossima riunione, calendarizzata a fine luglio.

Il direttorio sulla politica monetaria, Fomc si svolge tra stasera e domani e le decisioni verranno annunciate alle 20 italiane di domani. Alle 20 e 30 il presidente Jay Powell terrà la conferenza stampa esplicativa. E contestualmente alle decisioni verranno pubblicate le nuove previsioni economiche aggiornate e le nuove indicazioni che la stessa Fed fornisce sulle attese dei componenti del Fomc sull'andamento futuro dei tassi di interesse (dot plot).

A maggio l'inflazione negli Usa ha raggiunto l'8,6%, segnando un massimo dagli inizi degli anni '80 del secolo scorso e muovendosi nella direzione opposta al calmieramento, seppur lieve, generalmente previsto dagli analisti. I dati di oggi sui prezzi alla produzione non lasciano spazio a grandi speranze di inversione. Sono cresciuti di un altro 0,8%, sempre a maggio, con il tasso di incremento annuo al 10,8%. Un valore non lontano dal più 11,5% annuo registrato lo scorso marzo, massimo storico per questa voce.

Negli Usa, come in tutto il mondo, i prezzi risentono dei forti aumenti di energia e materie prime, che si erano verificati già prima dell'esplosione della guerra in Ucraina e che hanno ricevuto ulteriori spinte da questa vicenda, così come dalle sanzioni che Usa ed Europa hanno varato contro Mosca e le sue esportazioni di materie prime.

Ma pesano non poco anche le strozzature nelle catene di approvvigionamento globali, che sono state esacerbate sia dai nuovi e controversi lockdown operati dal regime in Cina perseguendo il suo obiettivo di "zero Covid"; sia dagli stimoli da migliaia di miliardi di dollari, varati dall'amministrazione Biden lo scorso anno in una economia che però era già in forte espansione.

Negli Usa il quadro inflazionistico è particolarmente allarmante perché, a differenza dell'eurozona, dove deriva principalmente da uno shock sul lato dell'offerta, riceve forti spinte interne anche a livello salariale, con un mercato del lavoro molto tirato. Per questo la risposta monetaria della Federal Reserve è stata già adesso molto più energica e risoluta di quella che, pur con molte turbolenze nelle ultime sedute, ha messo in campo la Bce.

Le previsioni degli analisti non sono molto ottimistiche per l'immediato. "Ci aspettiamo un aggiornamento significativo delle proiezioni sui tassi di interesse e che il presidente Powell appaia molto più risoluto a fare tutto il necessario per combattere l'inflazione rispetto alla riunione di maggio", afferma con una nota di analisi Allison Boxer, economista sugli Usa del gigante sull'asset management obbligazionario Pimco. "La nostra previsione di base è che la Fed aumenti i tassi di 50 pb questa settimana e cerchi di preparare il terreno per la possibilità di un rialzo di 75 pb a luglio. Ma, se il mercato prezza un rischio maggiore di 75 pb nei prossimi giorni, pensiamo che questo darà alla Fed l'opportunità di essere più aggressiva".

"Ci aspettiamo che il presidente Powell sfrutti la conferenza stampa per lasciare intendere che rialzi più consistenti sono di nuovo sul tavolo e che non rallenteranno a settembre", aggiunge. Già nei giorni scorsi Pimco aveva rilevato che in particolare su voci come i costi degli affitti l'inflazione Usa rischiava di risultare più persistente. E, in prospettiva, di portare così a una Fed ancora più aggressiva "che crea un serio rischio di eccessivo irrigidimento e, in ultima analisi, un maggiore rischio di ribasso per le nostre prospettive di crescita".

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