Influenza circolerà con Covid, 50% italiani ansiosi e insofferenti

(Adnkronos) - Dopo 2 anni di pandemia, restrizioni, mascherine e test, un italiano su 2 si appresta a vivere la prossima stagione influenzale, caratterizzata dalla convivenza e dalla sovrapposizione dell'influenza stagionale con Sars-CoV-2, con uno stato d'animo negativo in cui prevalgono ansia, stanchezza, tristezza e diffidenza. Sono soprattutto le donne e i trentenni (25-34 anni) le categorie più demotivate e sfiduciate, mentre i giovanissimi si dividono tra ansiosi e indifferenti. E' il quadro che emerge dalla ricerca condotta da Human Highway per Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, presentata nei giorni scorsi a Milano.

Covid-19 ha modificato i comportamenti di prevenzione e cura dei cittadini, ma nel 2022 si osserva un graduale ritorno ai comportamenti pre-Covid, pur senza raggiungere i livelli del 2019: da un lato, diminuisce rispetto al 2020-21 la quota di chi ritiene di dover contattare immediatamente il proprio medico di base alla comparsa dei primi sintomi influenzali (26,2%); dall'altro, aumentano i favorevoli a riposo e ricorso ai farmaci di automedicazione, con contatto medico solo se necessario (45,6%). Secondo l'indagine gli italiani sono timorosi, ansiosi e diffidenti: il 23% si definisce "preoccupato" e il 21,1% "stufo". Le donne sono più in ansia degli uomini (27,1% contro 19,1%), che guardano alla prossima stagione di convivenza e sovrapposizione tra Sars-CoV-2 e virus influenzali con maggiore ottimismo, serenità e fiducia.

Le fonti principali di preoccupazione e stress sono legate a un nuovo inasprimento delle regole per contenere il contagio (citato da quasi il 22% della popolazione), la paura di contagiare soggetti deboli (17,1%) e le difficoltà nel distinguere i sintomi dell'influenza da quelli del Covid-19 (16,6%). Circa 4 italiani su 10 dichiarano di voler ricorrere alla vaccinazione antinfluenzale, con una propensione che raggiunge i livelli massimi tra gli over 65, dove 2 su 3 intendono vaccinarsi. Tra questi, il vaccino antinfluenzale è diventato ormai una consuetudine: per il 44,2% la motivazione è quella di evitare di contagiare persone vicine (29,6%, in crescita), seguita dalla volontà di agevolare la diagnosi differenziale tra influenza e Covid-19 (29,4%, in diminuzione). Permane tuttavia tra gli intervistati la convinzione che la vaccinazione sia inutile: lo crede ancora il 42% della popolazione, perché afferma di ammalarsi raramente e con sintomi lievi.

Resta infine alta, anche se in contrazione, la percentuale di coloro che non si sono mai posti il problema della vaccinazione antinfluenzale (24,5% nel 2022 contro i 26,3% nel 2020). In ogni caso, "la vaccinazione anti-Covid ha portato gli italiani ad abituarsi al concetto di vaccinazione e, ormai consapevoli, i cittadini stanno chiedendo sempre più dei vaccini", spiega il presidente della Simg (Società italiana di medicina generale e delle cure primarie), Claudio Cricelli. "Ultimamente, poi - rimarca - al ruolo fondamentale di profilassi della malattia acuta Covid si sta aggiungendo la consapevolezza che i vaccini, di fatto, possono prevenire la cronicizzazione del Covid. Il Sars-CoV-2, infatti, si sta mostrando come una malattia che spesso e in molti casi si estende nel tempo - Long Covid, appunto - e che può diventare probabilmente una vera e propria sindrome cronica a sé, con caratteristiche ancora evolutive e da definire nel tempo".

Nel guardare alla prossima stagione influenzale "occorre premettere", aggiunge Cricelli, "che Sars-CoV-2, soprattutto nelle varianti Omicron, non è più benigno rispetto a quanto visto con le altre varianti". Il vaccino resta "fondamentale", ammoniscono Cricelli e il virologo dell'Università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco. Come ci si approccia alla cura delle malanni stagionali? Mentre i giovani dichiarano una maggior propensione alla ricerca delle informazioni su Internet e presso parenti e amici, la figura del medico di famiglia, in caso di influenza, è sempre più centrale, soprattutto al crescere dell'età (8 over 65 su 10). A lui si rivolge il 66,1% della popolazione, anche se diminuisce rispetto al 2020-21 la quota di quanti ritengono che contattare immediatamente il proprio medico sia la cosa più giusta da fare (lo credeva 1 italiano su 3, ora 1 su 4).