Morti sul lavoro, Romano (M5S): verso decreto ad hoc collegato a legge bilancio

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Dopo l'incontro e l'accordo per una lotta condivisa contro le morti sul lavoro tra il premier Mario Draghi e i leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil il Governo potrebbe accelerare sulle nuove norme invocate da tempo. La Commissione lavoro del Senato, infatti, si prepara ad accogliere e discutere, a breve, un decreto ad hoc, da collegare probabilmente alla legge di bilancio per una maggiore velocità di approvazione, che metterà in fila i capitoli più importanti già messi a fuoco da governo e parti sociali: patente a punti, un nuovo sistema sanzionatorio per quelle imprese fuori regola ma anche una maggiore condivisione dei dati tra istituzioni preposte al controllo anti infortuni. Ad annunciarlo il vicepresidente della Commissione monocamerale di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali al Senato, Iunio Valerio Romano (M5s) conversando con l'Adnkronos. Ma non solo. A breve, la Commissione lavoro di Palazzo Madama, annuncia ancora, incardinerà nei lavori parlamentari anche il ddl che istituirà una Procura Nazionale in materia di infortuni sul lavoro che sulla falsariga della procura antimafia segnerà una svolta nelle modalità di indagine sugli infortuni.

"Il tempo di ascoltare è finito, ora è il tempo di fare. Le ricette ci sono. A cominciare dalla patente a punti che deve diventare un meccanismo fortemente incentivante, uno sprone, per condurre le imprese al rispetto delle norme anti infortuni. La logica è quella del premio per attivare un circolo virtuoso: si potrebbe pensare ad un taglio del costo del lavoro che non è certamente irrilevante. L'obiettivo è mettere ai margini chi evidentemente non rispetta le regole del gioco", spiega Romano invocando anche un cambio di passo culturale da parte delle imprese. "L'imprenditore deve avere la consapevolezza chela sicurezza non è solo un costo fine a se stesso ma è anche un volano per la sua crescita produttiva", dice, sollecitando al tempo stesso nuove norme con cui rafforzare l'apparato sanzionatorio già in vigore con il Testo Unico. "Un passaggio fondamentale è quello di inasprire le sanzioni e di prevedere dei provvedimenti interdittivi, sospensivi dell’attività imprenditoriale nei confronti di chi non rispetta le regole: se tu non applichi la normativa anti infortuni e metti a rischio la vita dei lavoratori non puoi esercitare quell’attività nonostante l'attività di impresa sia un diritto costituzionalmente protetto", aggiunge Romano.

L'obiettivo, spiega ancora, è quello di svincolare la sanzione dalla cosidetta recidiva prevista attualmente. "Già oggi il Tu prevede che l’attività d’impresa possa essere sospesa nel caso di lavoro nero sopra una certa soglia o per gravi e reiterate violazioni della sicurezza dei lavoratori. Ma per poter sospendere quell’attività fino a regolarizzazione serve oggi la cosiddetta recidiva, l’aver cioè più volte commesso violazioni gravi in materia di sicurezza del lavoro", dice spiegando come la norma trasformi di fatto un reato in una violazione sanabile a tal punto che "molte ditte includono le sanzioni nel costo di impresa" come fosse semplicemente una nuova voce di spesa.

"Quello che invece si deve fare oggi invece è prevedere una sospensione nel momento in cui violi la regola di tutela della sicurezza del lavoro particolarmente gravi a prescindere dalla reiterazione", aggiunge Romano. E a chiudere il cerchio anche una necessaria condivisione dei dati da parte delle istituzioni preposte al controllo. Un'apertura necessaria, "tanto più oggi che si parla tanto di digitalizzazione", spiega ancora "e che dovrà marciare insieme ed un irrobustimento delle forze preposte al controllo". Un tema, questo, che potrebbe vedere, già entro la fine dell'anno, l'assunzione di almeno 2/3 di quei 2.300 nuovi ispettori annunciata più volte: "Per gli altri si spera di poter tagliare il traguardo entro il primo semestre del 2022", conclude.

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