Infuria la battaglia su Tim (e sulla rete)

Giuseppe Colombo

Dopo la licenza di affondare - un emendamento al decreto fiscale che dà pieni poteri all'Agcom per imporre lo scorporo della rete - arriva anche l'uomo giusto al posto giusto: Luigi Gubitosi. È lui il nuovo amministratore delegato di Tim. Elliott dà seguito all'azione di sponda al governo gialloverde e completa la strategia che mira allo scorporo della rete e alla nascita di una società unica con Open Fiber. Ma è una vittoria mutilata perché è la prima volta che un amministratore delegato viene nominato a maggioranza (9 a 5), cioè con la forza dei numeri, quelli che i nove consiglieri del fondo americano di Paul Singer (Gubitosi si è astenuto) hanno fatto valere sui cinque di Vivendi. E soprattutto è una vittoria che innesca la battaglia, quella dell'assemblea che i francesi vogliono convocare subito, al massimo all'inizio del 2019, per stroncare il progetto caro anche a Gubitosi, che nella sua prima dichiarazione da ad ha sottolineato la volontà di esaminare "con attenzione e velocità" l'idea della rete unica. Ed è anche una vittoria su cui pende di fatto un diktat esterno, quello di Luigi Di Maio e Matteo Salvini che puntano, anche loro, alla nazionalizzazione.

La designazione di Gubitosi ha un valore preciso, che va a impattare sulla strategia a cui punta Elliott. Gubitosi è un profilo di esperienza nel campo delle telecomunicazioni perché ha guidato Wind ed è anche un nome gradito al governo. Fonti vicine al dossier spiegano a Huffpost che l'incarico di commissario di Alitalia ricoperto fino ad oggi - deciso dal governo Gentiloni - ha registrato il benestare della Lega e, con tempi più lunghi, anche quello dei 5 Stelle. Abbastanza scontato, quindi, che nonostante il momento delicato che sta attraversando la compagnia aerea, Gubitosi riceva immediatamente il lasciapassare dell'esecutivo per passare a Tim. È anche un uomo di mediazione o quantomeno di contenimento nei confronti di Vivendi e anche per questo è stato preferito ad Alfredo...

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