Inghilterra ci ripensa e spinge sul vaccino tra i 12-15 anni. Fa meglio l'Italia: 68% di vaccinati (di S.Renda)

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(Photo: JACK GUEZ via AFP via Getty Images)
(Photo: JACK GUEZ via AFP via Getty Images)

I numeri del contagio crescono in Inghilterra e il paese preme l’acceleratore sui vaccini per i giovani tra i 12 e i 15 anni. Nel paese infatti si registra un crescente tasso d’infezione da covid-19 nelle scuole secondarie: nel tentativo di arginarlo, nelle prossime settimane verrà data la possibilità anche a loro di vaccinarsi nei centri, senza prenotazione. Al momento in Inghilterra il tasso di vaccinazione in questa fascia di età si attesta solo al 14,2% (in Scozia è del 44,3%): un dato che ha attirato critiche nei confronti del paese, che ha scelto di somministrare le vaccinazioni esclusivamente attraverso gli istituti scolastici.

Il dato dei vaccinati sale tra i ragazzi di età compresa tra i 16 e i 18 anni, raggiungendo il 56,5%: per loro è già possibile il vaccino nelle cliniche senza prenotazione. L’estensione del programma ai più giovani porterebbe l’Inghilterra in linea con la Scozia. Anche in Galles i giovani di età compresa tra 12 e 15 anni vengono in gran parte vaccinati negli hub, mentre nell’Irlanda del Nord, come in Inghilterra, l’iniezione è in gran parte condotta all’interno delle scuole.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica britannico, un bambino su 14 in età scolare ha avuto il Covid nella settimana terminata l′8 ottobre. In Gran Bretagna la vaccinazioni contro Covid-19 per i ragazzi dai 12 ai 15 anni è partita il 20 settembre. All’inizio del mese, gli esperti del comitato medico-scientifico britannico indipendente che assiste il governo di Boris Johnson (Jcvi), avevano negato la luce verde alla somministrazione in questa fascia d’età. Il rapporto fra rischi e benefici, secondo le loro conclusioni, non suggeriva un via libera basato solo su considerazioni di cautela sanitaria generale, si riteneva invece che la vaccinazione fra i giovanissimi avrebbe creato intoppi all’attività scolastica. Poi la capitolazione.

In Italia la posizione del Cts era già allora diversa, convinti fosse necessario spingere sulla vaccinazione anche nella fascia adolescenziale. Al momento su una platea di 4.627.514 persone nella fascia 12-19, circa il 68% risulta già vaccinato. “I ragazzi stanno rispondendo benissimo all’invito. Anche i genitori ne hanno capito l’importanza. Grazie al vaccino ad oggi abbiamo molto meno casi tra gli adolescenti rispetto allo scorso anno″, dice ad Huffpost il dottor Andrea Campana, responsabile del Centro COVID di Palidoro del Bambino Gesù.

I ragazzi sono tornati nelle scuole, ma i contagi non ne hanno risentito. A questo proposito, uno studio dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma sostiene che in effetti i bambini si contagiano di covid-19 meno a scuola che a casa. “Adesso la situazione in fascia pediatrica è indubbiamente tranquilla e sicuramente i vaccini hanno fatto tantissimo”, dice il dottor Campana, “Ricordiamo che i casi più complicati li abbiamo visti tra gli adolescenti e la categoria più colpita al ritorno dalle vacanze estive erano proprio loro. Ora respiriamo. Continuano ad arrivare casi, 2 o 3 al giorno, ma si tratta di sintomatologie lievi, gestibili con i posti letto che abbiamo a disposizione. Le strategie si sono rivelati efficaci”.

Così anche nel nostro paese si inizia a parlare concretamente della possibilità di somministrare la dose anti covid anche ai bambini tra i 5 e gli 11 anni. “Pfizer e Moderna sono vicini all’autorizzazione per i più piccoli, gli under 12 da parte di Ema”, aveva dichiarato Franco Locatelli, senza però fornire una data precisa. D’accordo al vaccino Covid per i più piccoli anche l’Associazione degli ospedali pediatrici italiani (Aopi) e la Società italiana di pediatria (Sip) secondo le quali “bambini e ragazzi, anche under 12, hanno tutti il diritto alla tutela della loro salute grazie al vaccino contro il Covid”.

Intanto Pfizer-BioNTech ha trasmesso all’Ema i risultati dei test clinici condotti con il vaccino da loro prodotto sui bambini tra i 5 e gli 11 anni al fine di ottenere il via libera al suo utilizzo. L’alleanza Pfizer-BioNTech ha già chiesto un’analoga autorizzazione alle autorità sanitarie statunitensi lo scorso settembre dopo aver annunciato che il vaccino era stato ben tollerato dai bambini in fase di test dando una risposta immunitaria ‘robusta’ e comparabile a quella osservata per i soggetti della fascia d’età compresa tra i 16 e i 25 anni. Circa 28 milioni di bambini tra i 5 e gli 11 anno potrebbero avere la possibilità di essere vaccinati entro qualche settimana se l’Ema dovesse dare il suo via libera. I test, secondo quanto reso noto, sono stati effettuati su un campione di 2300 bambini. In Israele i bambini dai 5 agli 11 anni che rischiano complicazioni gravi possono essere vaccinati dal primo agosto scorso con il siero Pfizer-BioNTech in seguito a una autorizzazione speciale rilasciata dalle autorità sanitarie nazionali.

“Non sono un pediatra e non escludo il vaccino per i più piccoli ma non ritengo urgente immunizzare anche gli under 12” ha dichiarato Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani, a fronte del numero di contagi che oggi in Italia risulta contenuto, “E’ la dimostrazione di quello che ho sempre detto: se si vaccinano tutti gli adulti, i professori ed il personale amministrativo insieme agli studenti sopra i 12 anni comunque la situazione resterà sotto controllo”. Il dottor Campana invece non ha dubbi: ”È vero che i bambini sembrano essere colpiti in maniera meno grave, ma bisogna tenere alta l’allerta. Tra i ricoverati, ancora il 40% di loro registra una sintomatologia importante. Dobbiamo sperare che nuove varianti non interessino di più i bambini, ma i vaccini sono assolutamente sicuri anche tra i 5 e gli 11 anni, ci dicono gli studi. Se vogliamo proteggerli, anche in vista di possibili future varianti, è necessario vaccinarli. Le tempistiche sono decisioni strategiche, che prenderanno il governo e il Cts. Come pediatra posso solo dire che è fondamentale che tutti i nostri figli abbiano la loro dose anti covid, anche i più piccoli. Altrimenti li esponiamo a un rischio imprevedibile”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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