Inghilterra: si pensa di seppellire i morti a bordo strada

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L’Inghilterra si prepara a fronteggiare una nuova crisi. Nulla a che vedere con Brexit o con altri temi politici o economici, ma con quella cosa che prima o poi tocca a tutti: morire. Perché se ci sia o meno vita dopo la morte è materia di fede, è invece un fatto decisamente pratico la gestione di ciò che resta del defunto, e qui pare che Oltremanica abbiano un problema.

E’ stato infatti stimato che lo spazio necessario per le sepolture finirà entro cinque anni. E così John Ashton, l’ex presidente della Faculty of Public Health, l’associazione di medici e di specialisti di medicina inglese, ha suggerito di dalle pagine del Journal of the Royal Society of Medicine, testata scientifica tra le più accreditate, di seppellire i defunti lungo i corridoi che affiancano le autostrade. Si tratta delle aree lungo le quali non viene edificato nulla per garantire la sicurezza stradale.

Non si tratta di creare dei nuovi cimiteri, che proprio per la loro ubicazione non potrebbero nemmeno essere visitati. L’idea ha invece un portato ecologico: le spoglie verrebbero lasciate degradare in materiale organico, utile per concimare e far crescere fiori, alberi e arbusti.

Ashton ha basato la propria proposta anche osservando i materiali usati comunemente per le esequie. Secondo uno studio riferito agli Stati Uniti, le sepolture convenzionali utilizzano ogni anno 13 milioni di kg di legno, cioè 1,6 milioni di ettari di foresta, un quantitativo capace di sottrarre 65 milioni di tonnellate di anidride carbonica per anno. A ciò si aggiungono le 2.700 tonnellate di rame e bronzo, le 104 tonnellate di acciaio e le 1.636.000 tonnellate di cemento per le tombe.

Un altro, preoccupante calcolo, si basa sui decessi a livello planetario. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo muoiono 53,3 milioni di persone. Se per ognuna di esse è necessario uno spazio medio di 1 metro per 2, ciò significa 10.788.830 ettari di terra da destinare alle sepolture, in pratica, un terzo della superficie dell’Italia.

“E’ ora di rivedere le radici dei riti funerari per connetterli con una nuova visione, per un Pianeta in cui anche le prossime generazioni possano vivere”, ha scritto Aston.Le cui idee, tuttavia, sono già praticate proprio negli Stati Uniti. Qui lo stato di Washington (non quello della capitale, ma l’altro a Nord Ovest in cui si trova Seattle) ha appena varato una legge che permette dal 2020 di utilizzare i resti umani come concime per piante e terreni.

La procedura prevede che i cadaveri vengano posti in contenitori di acciaio riempiti con erba, frammenti di legno, paglia e materiali organici e batteri per innescare la decomposizione. La tecnica accelera il processo e permette di avere terriccio ricco di humus nel giro di 4-7 settimane, contro i 3 mesi previsti in natura. Il servizio è offerto da una compagnia (Recompose) che permette anche di vedere i corpi in decomposizione. Alla fine del processo, i parenti possono ritirare i circa 0,70 metri cubi di terriccio da utilizzare come meglio credono. La vicenda cosa 5mila dollari: poco più di una cremazione, molto meno di un funerale con tanto di bara.