Ingroia: "Accordo Pd-M5S è contronatura"

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di Rossana Lo Castro La via maestra è "un governo del presidente che duri due o tre mesi" il tempo necessario ad affrontare le 'scadenze' nazionali e internazionali per poi tornare al voto. Perché ogni ipotesi di alleanza Pd-M5s è un "accordo contronatura" e "sconcertante" sarebbe l'altra alternativa, ossia "una piroetta del M5s" che torni a un'intesa con la Lega. Antonio Ingroia, ex magistrato palermitano, oggi avvocato, e fondatore del movimento 'Azione civile', nei giorni caldi della crisi di governo aperta dal leader della Lega, Matteo Salvini, in pieno agosto aveva lanciato un appello ai pentastellati e messo in campo la sua idea: "una grande lista civica con un coordinamento nazionale". Un 'cartello' di movimenti, associazioni ambientaliste, antimafia e anticorruzione che si allei con il M5s alle prossime elezioni politiche. Magari con Conte come candidato premier. 

Un progetto che, giura l'ex pm del processo trattativa Stato-mafia, ha raccolto il sostegno di attivisti e militanti pentastellati. "Ho ricevuto tante adesioni da parte della base , di qualche consigliere comunale e regionale e l'attenzione di alcuni parlamentari" racconta all'Adnkronos.  

Insomma i "quadri intermedi" del movimento sembrano essere con lui, ma non i vertici, che "non hanno accolto il mio appello a guardare verso il Paese reale, invece che al Palazzo. Sono rimasti legati ai giochi delle alleanze costruite al bilancino, riesumando addirittura una vecchia pratica della Prima Repubblica, quella della politica dei due forni. Un comportamento che una parte consistente della base non condivide". Perché avverte Ingroia "la politica è sì l'arte della mediazione, ma la mediazione non può diventare compromesso o, peggio, vero e proprio inciucio".  

Per l'ex pm, infatti, è "inconcepibile con le condizioni attuali, con questo Pd in Parlamento" pensare all'ipotesi di un governo giallo-rosso. "Mi chiedo cosa abbia in comune con i dem il Movimento Cinque Stelle - dice -. In questi anni la sua linea di intransigenza lo ha portato ad avere come avversari Berlusconi e Forza Italia, da una parte, e il Pd e Renzi, dall'altra".  

Insomma, se l'accordo dovesse arrivare sarebbe "contronatura". Di più. "Un matrimonio d'interesse destinato a naufragare a breve". Perché, è il ragionamento di Ingroia, se "il M5s rimane fedele ai propri valori allora la stella polare deve essere l'intransigenza e il Pd non è diventato improvvisamente il partito della moralità, della legalità, della fedeltà alla Costituzione". Al contrario, quello che ha la sua rappresentanza in Parlamento è "il partito di colui (Renzi, ndr) che io ho definito in passato 'aggressore della Costituzione'. Come può il M5s allearsi con il principale nemico della Costituzione di questi anni?".  

Un ragionamento per Ingroia che prescinde dalla querelle 'Conte sì-Conte no' perché "se anche il Pd accettasse la condizione di Conte premier dettata da Di Maio questo non sarebbe il segno di un'improvvisa conversione su buone pratiche". 

Se vuole mantenere la propria credibilità, allora, al M5s non resta che un'unica strada. "Faccia un'inversione a U dicendo che non ci sono le condizioni per fare un governo duraturo perché mancano gli alleati. Si apra a un governo del presidente che duri due o tre mesi, il tempo necessario per superare le emergenze e si vada al voto". Un arco temporale utile al M5s per "tornare alla propria essenza identitaria, aprendo un dialogo non con il vecchio sistema politico contro cui è nato, ma con le realtà che sono fuori dal Parlamento".  

Il riferimento è al partito dell'astensione. "Oggi il 60 per cento degli italiani non va a votare, è un potenziale enorme in termini numerici, al momento disperso, a cui il M5s potrebbe tornare a dare voce". Un'alleanza civica che, secondo il fondatore di Azione civile potrebbe riportare il Movimento a vincere e a conquistare una maggioranza nel Paese e in Parlamento per "tornare al governo a testa alta e senza subire i prevedibili ricatti e condizionamenti che dopo Salvini anche il Pd imporrebbe".