Intelligenza artificiale, possibilità e limiti (fino al mind uploading)

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Doveva iniziare con la proiezione di un video l'incontro "Intelligenza artificiale: il 'fattore umano'", in programma nella prima giornata del Meeting per l'amicizia fra i popoli che si apre oggi a Rimini, ma problemi con la Siae hanno portato gli organizzatori a decidere di aprirlo con un esperimento: invitando i presenti a prendere lo smartphone e digitare su google 'Bolle balla video robot'. Chi lo ha fatto, ha visto un video in cui Roberto Bolle danza con un robot. Un abbinamento di fascino e inquietudine, lo stesso che caratterizza il nostro rapporto con l'intelligenza artificiale, tema al centro dell'incontro. 

Un rapporto già oggi pervasivo: algoritmi e macchine che non solo fanno cose al posto nostro, ma che decidono al posto nostro, dall'uso del navigatore alla timeline dei social, dai colloqui di selezione sul lavoro alle tariffe dell'assicurazione fino alle sentenze legali: già negli Usa, oggi si utilizzano software che calcolano probabilità di recidiva. E c'è già chi teorizza che questa estensione della capacità umana sia tendenzialmente infinita e che l'uomo dovrà integrarsi con la macchina. Un settore su cui grandi aziende stanno investendo milioni di dollari sul settore, ma che in fondo nasce dal desiderio umano di superare i propri limiti, un'utopia che sembra essere a portata di mano. 

Però "più vado avanti nella mia ricerca, più cresce in me lo stupore per l'intelligenza umana di cui l'intelligenza artificiale non è che una pallida analogia", spiega Daniele Magazzeni, docente di Intelligenza artificiale al King’s College di Londra.  

Chiamato a spiegare cos'è l'intelligenza artificiale, Magazzeni l'ha paragonata "a quello che è accaduto con la diffusione dell'elettricità: la usiamo continuamente e spesso in modo inconsapevole". Ma, ricorda il ricercatore, "da Google ai social alle app, questi prodotti hanno in comune una cosa: sono gratis, e se un prodotto è gratis vuol dire che il prodotto sei tu, perché fornisci alle aziende i dati che vengono poi utilizzati per fare business".  

C'è poi un limite importante nell'intelligenza artificiale: "non è ancora chiaro perché gli algoritmi di intelligenza artificiale si comportino in un certo modo. In termini tecnici, si parla di una 'black box' che non fornisce ragioni, cosa che invece può fare l'essere umano". E poi, l'intuizione: "l'intelligenza artificiale lavora perché programmata, ma l'intuizione che è solo umana non dipende solo da questo: l'intuizione è il riconoscimento di un nesso tra quello che si ha tra le mani e qualcosa che ti viene in mente, e questo l'intelligenza artificiale non ce l'ha".  

Va oltre, invece, il transumanesimo che disegna il futuro che ci aspetta proseguendo sulla strada dell'intelligenza artificiale. Mark O’Connell, giornalista e scrittore presente all'incontro, ha passato un paio di anni a contatto con i transumanisti tra Stati Uniti ed Europa e su questa esperienza ha scritto un libro, "Essere una macchina".  

Centrale, nel transumanesimo, il concetto di 'mind uploading', cioè la possibilità di scaricare 'i dati' dalla mente umana per caricarli su un supporto robotico che possa sopravvivere al nostro corpo. "Idee che si sono radicate molto bene nella Silicon Valley", dice O’Connell citando il laboratorio in cui si studiano soluzioni tecnologiche all'invecchiamento umano, creato dai fondatori di Google; o Elon Musk, convinto che l'intelligenza artificiale si evolverà al disopra di noi, come fece l'uomo sui primati, e che si possa creare una 'cognizione superumana'. 

"Il mio primo incontro con il transumanesimo - racconta lo scrittore - è stato in un centro di crionica, una pseudoscienza che ha l'obiettivo di conservare i corpi delle persone morte per scongelarli in futuro. Qui, si sostituiscono i fluidi corporei con liquidi antigelo, decapitando la salma perché costa meno conservare solo la testa che tutto il corpo, e perché l'obiettivo è di fare una scansione della mente per caricarla su un supporto robotico". Perché per il transumanesimo "quello che sopravviverà di noi sono i dati". Mind uploading, appunto.  

Insomma, "nella Silicon Valley ci credono davvero - dice O’Connell - c'è chi studia come caricare la mente umana su una macchina, che potrebbe essere la più grande innovazione dell'umanità ma anche segnarne la fine". Lui, personalmente, si dice scettico sul transumanesimo: "Non ho mai pensato che il mio libro potesse parlare del futuro, ma ci dice molto sul nostro presente". Un po' inquietante ma, per Costantino Esposito, professore ordinario di Storia della Filosofia all’Università degli Studi di Bari, "è una sfida che vale la pena di cogliere".