Inps, in calo contratti prestazione occasionale in anno pandemia

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Roma, 23 ago. (Adnkronos/Labitalia) – Nel 2020, anno della pandemia, si è assistito a una contrazione dei contratti di prestazione occasionale (cpo) in linea con le dinamiche del mercato del lavoro, mentre il dato del libretto famiglia (lf) è spiegato dall’introduzione del bonus baby-sitting. E’ quanto si legge nel Rapporto annuale dell’Inps.

L’abolizione dei voucher a partire dal 17 marzo 2017 e la quasi immediata introduzione del lavoro occasionale, come regolato dalla legge numero 96 del 21 giugno 2017, sono state oggetto di interesse e di studio da parte di tutti gli attori del mercato del lavoro, in particolare per verificare se e quanto era possibile una sostituzione tra i due strumenti, apparentemente simili ma profondamente diversi. L’impatto dei cpo e del libretto famiglia è stato analizzato diffusamente nei precedenti Rapporti Inps in cui si è dato conto di come i nuovi limiti di utilizzo hanno fortemente limitato la diffusione delle prestazioni di lavoro occasionale.

Se infatti nel 2016, ultimo anno solare completo in cui sono stati vigenti i voucher, il monte lordo complessivo di prestazioni accessorie è stato come ordine di grandezza pari a 1,34 miliardi di euro per quasi 1,7 milioni di prestatori, nel 2018, primo anno solare completo in cui sono stati vigenti cpo/lf, il monte lordo complessivo di prestazioni di lavoro occasionale è stato, come ordine di grandezza, pari a 82 milioni di euro per circa 90.000 prestatori.

Più che di una contrazione i numeri raccontano di una frattura, di un cambio di paradigma dovuto a diversi fattori tra cui appunto gli strettissimi limiti di utilizzo intenzionalmente introdotti dalla legge 96/2017. Tra di essi i più importanti a livello generale sono: sul prestatore, 5.000 euro per la totalità degli utilizzatori/committenti; sull’utilizzatore/committente, 5.000 euro per la totalità dei prestatori; possono fare ricorso ai cpo solo le aziende che impiegano non più di 5 dipendenti a tempo indeterminato.

L’articolo 23 del Decreto Cura Italia ha infatti previsto, a decorrere dal 5 marzo 2020, in conseguenza dei provvedimenti di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, come misure di sostegno alle famiglie, uno specifico congedo parentale Covid-19 ovvero, in alternativa, la possibilità di fruizione di un bonus monetario con cui pagare i servizi di assistenza e sorveglianza dei minori, il bonus baby-sitting.

Questa misura è stata oggetto di un utilizzo importante: circa 1,3 milioni di domande per un importo totale richiesto di quasi 1 miliardo di euro ampiamente superiore alle attese iniziali. Sono circa 720.000 i genitori che hanno avuto almeno una domanda accolta, alcuni hanno utilizzato l’importo per il pagamento diretto dei costi di centri estivi e servizi integrativi per l’infanzia, altri invece hanno utilizzato le somme per essi rese disponibili sulla piattaforma del lavoro occasionale per remunerare tramite Libretto famiglia il lavoro di circa 560.000 baby-sitter. In termini di importo lordo medio annuo, i baby-sitter si sono rivelati in linea con i valori usuali dei circa 20.000 prestatori di lavoro occasionale ‘classici’.

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