Inseguono calamità, sognando una vita migliore. Chi sono i "cacciatori di disastri"

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GOLETA, CA - OCTOBER 12: A ranch hand sprays a hose as the Alisal Fire burns on October 12, 2021 near Goleta, California. Pushed by high winds, the Alisal Fire grew to 6,000 acres overnight, shutting down the much-traveled 101 Freeway along the Pacific Coast. (Photo by David McNew/Getty Images) (Photo: David McNew via Getty Images)
GOLETA, CA - OCTOBER 12: A ranch hand sprays a hose as the Alisal Fire burns on October 12, 2021 near Goleta, California. Pushed by high winds, the Alisal Fire grew to 6,000 acres overnight, shutting down the much-traveled 101 Freeway along the Pacific Coast. (Photo by David McNew/Getty Images) (Photo: David McNew via Getty Images)

Si chiamano cacciatori di disastri e inseguono alluvioni, uragani, incendi. È una nuova forza lavoro cresciuta negli Stati Uniti, soprattutto con l’aumentare dei disastri climatici: la maggior parte di questi lavoratori proviene dal Sudamerica, molti privi di documento, e insegue le calamità naturali in tutto il Paese per ricostruire le città colpite. In cambio della loro manodopera, ricevono vitto e alloggio. A fare luce su questo fenomeno è la giornalista del New Yorker, Sarah Stillman: in un lungo reportage.

Negli anni, su questo tipo di emergenza si è costruito un vero e proprio business. Società che offrono servizi di ’restauro residenziale e commerciale’ - come si definisce una di queste, la Servpro - assumendo persone per la ricostruzione. Bellaliz Gonzalez ne fa parte. Richiedente asilo venezuelana, a maggio del 2020 Bellaliz ha accettato per la prima volta un lavoro da Back to New, una piccola azienda in franchising della Servpro, con la richiesta di rispondere a un appello urgente: Midland, nel Michigan, era stata da poco devastata da un’alluvione, effetto della tempesta tropicale Arthur, scoppiato attraverso due dighe idroelettriche. Circa 2500 edifici dovevano essere riparati. Non era la prima volta che Bellaliz inseguiva un disastro: prima di Midland aveva affrontato i danni inflitti da uragani, incendi, inondazioni, tornado in sette stati e con loro una serie di rischi. “Nel 2019, all’indomani dell’uragano Florence, aiutò a demolire un serpentarium in North Carolina - scrive la Stillman - sulle pareti delle mostre, cartelli avevano avvertito i visitatori degli effetti del veleno di serpente: “L’estremità morsicata si gonfia in proporzioni enormi... e i tuoi occhi piangono sangue”. Ora la minaccia era la polvere maleodorante sollevata dalla demolizione, che la faceva tossire e ansimare”.

Alcuni dei lavoratori sono esperti, altri si sono gettati su questo piano b per debiti causati dalla pandemia. Arrivato a Midland, il gruppo si è ritrovato a dover convivere in un’unica stanza e a dormire in due su ogni letto. Le riunioni si svolgevano al chiuso ed erano affollate, hanno ricevuto un equipaggiamento inadeguato che si è esaurito rapidamente e non c’era alcun controllo di prevenzione al Covid-19 (il controllo della temperatura, ad esempio). Gonzalez e altri lavoratori si sono quindi rivolti a Saket Soni, a capo della Resilience Force.

Dopo una tempesta, molti lavoratori della resilienza convergono in un parcheggio locale, un posto che chiamano Corner, dove alcuni vivono fuori dalle loro auto per settimane o mesi mentre si affannano per trovare lavoro (Photo: Annie Flanagan for The New Yorker)
Dopo una tempesta, molti lavoratori della resilienza convergono in un parcheggio locale, un posto che chiamano Corner, dove alcuni vivono fuori dalle loro auto per settimane o mesi mentre si affannano per trovare lavoro (Photo: Annie Flanagan for The New Yorker)

Resilience Force è un’organizzazione senza scopo di lucro, una sorta di sindacato che tutela i diritti di chi lavora nel ripristino di emergenze. “Mentre vanno incontro alle tempeste, li segue, cercando di combattere il furto di salario, evitare lesioni e in generale prevenire disastri nel disastro” scrive la giornalista del New Yorker. Inseguire disastri richiede una forza lavoro numerosa, disponibile all’istante e aperta alle difficoltà del mestiere. Nell’homepage del suo sito, la Servpro - che si definisce prima nel settore - afferma di offrire servizi 24/7. Per schierare una forza del genere, molte aziende si rivolgono a un gruppo mal regolamentato di subappaltatori e mediatori del lavoro che a loro volta coltivano reti sociali di migranti e altre persone in cerca di opportunità economiche. Partito anche lui come ’cacciatore di disastri’, Sony ha notato con sempre più frequenza le falle all’interno del sistema - le condizioni di lavoro fatali o dannose, le aggressioni, i salari rubati o il traffico di manodopera - ed è finito per fondare lui stesso un sistema di salvataggio, una rete.

Nella storia americana, il business intorno ai disastri climatici è sempre esistito. La Stillman ricorda come nel 1900, quando la tempesta più letale della storia degli Stati Uniti colpì Galveston, in Texas, i soldati bianchi costringevano gli uomini di colore sotto la minaccia delle armi a caricare centinaia di cadaveri per gettarli nel mare. Nel 1928, in Florida, dopo il passaggio di un uragano, i lavoratori migranti dovevano seppellire i morti in fosse comuni. Oggi la struttura del settore si è trasformata: da negozi a conduzione familiare che facevano riparazioni più lievi, si è passati ad aziende che possono arrivare a stimare fino a 200 milioni di dollari. È il caso della Quality Awning&Construction, nel Michigan, che fa affari per oltre due miliardi di dollari all’anno. Una floridità economica, quella di aziende di questo tipo, che va di pari passo con l’emergenza climatica. Sempre più disastri improvvisi e importanti arrivano ad abbattersi sulle città americane, costiere e dell’entroterra, lasciando al loro passaggio milioni di costi per la riparazione. Nel nord-ovest del Pacifico, le temperature elevate di giugno hanno ucciso più di duecento persone. Nel sud-ovest, una mega siccità ha fatto scendere i livelli dell’acqua al minimo di una volta in un millennio, l’uragano Ida si è abbattuto con forti piogge lungo la costa del Golfo ed è risalito fino a New York.

Secondo i dati del National Centers for Environmental Information, nei primi nove mesi del 2021 (all′8 ottobre), ci sono stati 18 disastri meteorologici/climatici: un evento di siccità, due di inondazione, nove forti tempeste, quattro cicloni tropicali, un incendio boschivo e una tempesta invernale. Le vittime in totale sono state 538.

Mappa dei disastri climatici che hanno colpito gli Stati Uniti nel 2021 (Photo: National Centers for Environmental Information)
Mappa dei disastri climatici che hanno colpito gli Stati Uniti nel 2021 (Photo: National Centers for Environmental Information)

Disastri climatici che, ravvicinati nel tempo ma localizzati in quasi tutti gli stati, hanno impattato anche sulle casse dello Stato. Almeno un miliardo, stando all’ultimo report del National Centers for Environmental Information. Un record che si pone secondo solo al 2020, quando i disastri contati erano stati 22. A differenza dell’anno precedente, però, il 2021 le conseguenze degli eventi climatici sono state più costose: si stima che abbiano provocato 104,8 miliardi di dollari di danni, superando i 100,4 miliardi di dollari stimati per il 2020.

Miliardi spesi dagli Stati Uniti per i disastri climatici dal 1980 al 2021 (Photo: National Centers for Environmental Information)
Miliardi spesi dagli Stati Uniti per i disastri climatici dal 1980 al 2021 (Photo: National Centers for Environmental Information)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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