INSIGHT - Morte ambasciatore italiano in Congo: potrebbe non essere andata come sembra

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Il funerale dell'ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio e della sua guardia del corpo Vittorio Iacovacci, a Roma

di Hereward Holland e Djaffar Al Katanty

GOMA, Repubblica Democratica del Congo (Reuters) - Intorno alle 10 del mattino del 22 febbraio scorso sette uomini, di cui alcuni armati, hanno fatto irruzione in una strada del Congo orientale costringendo due auto del World Food Programme delle Nazioni Unite a fermarsi.

Il rumore di colpi di arma da fuoco avvertiti per diversi minuti ha allertato i ranger che sorvegliavano un gruppo di lavoratori su un pendio boscoso che sovrasta la strada.

Gli assalitori si sono allontanati con alcuni prigionieri e hanno risalito il pendio che li avrebbe condotti direttamente verso i ranger, che hanno fama di essere combattenti con il miglior addestramento del Paese.

Quando il gruppo si trovava a circa 100 metri di distanza, i ranger hanno sparato dei colpi di avvertimento, provocando una schermaglia di tre minuti. Gli assalitori sono fuggiti, lasciando l'ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, con ferite rivelatesi poi mortali, e il corpo esanime della sua guardia del corpo, il carabiniere Vittorio Iacovacci.

Questo resoconto del tentativo di rapimento, confermato da tre funzionari Onu e da una fonte giudiziaria italiana -- tutti a conoscenza delle indagini sull'assalto -- è contenuto nel rapporto dei ranger del Virunga National Park, visto da Reuters.

Il dossier, il cui contenuto non è stato reso noto prima d'ora, fornisce il ritratto di un attacco scarsamente pianificato ed eseguito in modo maldestro, ed è in contrasto con le ipotesi avanzate da alcuni funzionari e dai media nei giorni successivi all'episodio, che consideravano Attanasio il target di un'operazione orchestrata nei minimi dettagli.

Gli assalitori non hanno mai mostrato di essere a conoscenza dell'identità dell'ambasciatore Attanasio o del suo status di diplomatico, secondo due fonti Onu vicine alle indagini.

Sebbene negli ultimi decenni l'Est del Congo sia stato spesso terreno di violenze, con le milizie rivali che si scontrano con le truppe governative e fra di loro per il controllo di terre e risorse, gli attacchi a convogli umanitari sono stati sempre relativamente rari.

Il World Food Programme ha detto che l'attività criminale insieme all'instabilità politica hanno avuto un forte impatto nell'ultimo decennio sulla sua capacità di fornire assistenza nel Congo orientale.

Spetta a tutte le parti attenersi ai principi umanitari "che sono centrali per stabilire e mantenere libero l'accesso alle persone bisognose", spiega l'agenzia alimentare dell'Onu in un comunicato inviato via mail a Reuters.

Lo scorso anno 42 volontari sono stati rapiti nella regione, il 35% in più rispetto al 2019, rendendo il Congo il secondo Paese più pericoloso al mondo in cui lavorare come operatore umanitario, secondo i dati della International Ngo Safety Organisation.

"I riscatti per i rapimenti possono partire da appena 100 dollari, fino a diverse migliaia di dollari per gli operatori umanitari. Credo che questo sia il motivo per cui sono sempre più spesso obiettivo dei rapimenti", ha detto Pierre Boisselet di Kst, osservatorio che monitora sui disordini nella regione.

In una zona piena di armi, la morte di Attanasio sembra un esempio di come gli operatori umanitari stiano diventando un facile bersaglio per trarre profitto, al pari di oro, carbone e stagno.

"Viste le dimensioni del gruppo e la maniera in cui è stata condotta l'operazione, è possibile che il movente fosse quello di un rapimento, piuttosto che un deliberato attacco nei confronti dell'ambasciatore italiano", si legge nel dossier di Intelligence Fusion, società di valutazione del rischio.

Il procuratore militare della provincia del Nord Kivu, in cui l'attacco ha avuto luogo, non ha commentato i dettagli dell'indagine in corso.

Il governo congolese non ha risposto a una richiesta di commento.

I ranger hanno riferito di non avere il permesso di rilasciare commenti in merito all'inchiesta in corso e la Farnesina non ha fornito aggiornamenti sull'omicidio.

-- Hanno collaborato a Dakar Aaron Ross, ad Addis Abeba Giulia Paravicini, a Roma Crispian Balmer

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