"Instagram non fa male alle ragazze". Facebook si difende ma senza prove (almeno per ora)

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15 February 2020, Bavaria, Munich: Mark Zuckerberg, Chairman of Facebook, speaks at the 56th Munich Security Conference. Photo: Sven Hoppe/dpa (Photo by Sven Hoppe/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)
15 February 2020, Bavaria, Munich: Mark Zuckerberg, Chairman of Facebook, speaks at the 56th Munich Security Conference. Photo: Sven Hoppe/dpa (Photo by Sven Hoppe/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)

Dopo la pubblicazione di una inchiesta condotta negli ultimi tre anni dal Wall Street Journal su Facebook, che rivela dettagli sconcertanti legati all’utilizzo di alcune piattaforme social, il colosso di Menlo Park ha replicato agli attacchi. Ma solo a metà, perché lo studio che dovrebbe smontare le accuse non è stato ancora pubblicato.

Cosa è successo. L’inchiesta condotta dal Wsj mette in luce aspetti preoccupanti legati agli effetti dell’uso di alcune piattaforme, come Instagram che, secondo il Journal, per il 32 per cento delle adolescenti, può portare allo sviluppo di sentimenti negativi rispetto al proprio corpo, come ansia e depressione. Già in un’audizione al Congresso nel marzo 2021, Zuckerberg aveva provato a difendersi, dicendo che “l’utilizzo di app social per connettersi con altre persone può avere benefici positivi per la salute mentale”, ma nonostante questo, secondo il Journal, i documenti esaminati dai massimi dirigenti compreso Zuckerberg e il capo di Instagram, Adam Mosseri, mostrano come siano stati fatti “sforzi minimi per affrontare questi problemi e come siano stati minimizzati in pubblico”.

Oggi Facebook ha provato a replicare nuovamente a questi attacchi. Il 26 settembre è stato pubblicato un articolo sul blog della società, in cui la vicepresidente di Facebook, Pratiti Raychoudhury, ha criticato la valutazione della ricerca pubblicata dal Wall Street Journal, definendola “non accurata” e respingendo le affermazioni secondo le quali Instagram sarebbe “tossico” per le adolescenti. Ha inoltre affermato che molte adolescenti hanno confidato all’azienda che utilizzare la piattaforma le aiuta quando “stanno lottando con il genere di momenti difficili con cui i ragazzi hanno sempre dovuto fare i conti”, o che comunque Instagram non aveva avuto alcun impatto sulla loro salute mentale.

Ha proseguito dicendo che la ricerca aveva molti limiti, poiché si basava sull’opinione di sole 40 adolescenti e prendeva in considerazione solo le percezioni negative. Nonostante tutte queste dichiarazioni, tuttavia, Facebook non ha pubblicato i risultati della ricerca citata nell’articolo. Lo studio completo non è disponibile. Andy Stone, un portavoce di Facebook, ha scritto su Twitter che le diapositive dello studio sono state inviate al Congresso in vista dell’udienza prevista per questa settimana e che la società “sta valutando come renderle note al pubblico a un certo punto”.

A breve dovrebbero esserci novità. Il prossimo 30 settembre la responsabile della sicurezza di Facebook, Antigone Davis, dovrà rispondere davanti al sottocomitato per il commercio del Senato americano sulle conclusioni dell’articolo del Wsj. L’udienza si svolge nell’ambito di un’ampia indagine avviata dai senatori Richard Blumenthal (democratico, eletto in Connecticut) e Marsha Blackburn (repubblicana, eletta in Tennessee) in seguito alla pubblicazione dell’articolo. “È chiaro che Facebook non vuole rispondere delle proprie azioni - avevano dichiarato i legislatori - l’inchiesta del Wall Street Journal rivela che i vertici di Facebook hanno una mentalità all’insegna della crescita a ogni costo, che assegna ai profitti un valore maggiore rispetto alla salute e alle vite di bambini e ragazzi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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