Insufficienza cardiaca, progetto Orione.Ita per ottimizzare cure

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Roma, 10 nov. (askanews) – Colpisce 1 persona su 5 sopra i 65 anni, ma malgrado l’incidenza, l’insufficienza cardiaca risulta ancora fortemente sotto diagnosticata: meno del 10% dei pazienti è in grado di riconoscerne i sintomi più comuni (difficoltà a respirare, gonfiore delle caviglie, rapido aumento del peso affaticamento) e il 25% delle persone colpite lascia passare una o più settimane dal verificarsi dei sintomi prima di chiedere una consulenza medica, o non la chiede affatto.

E’ su questi presupposti che nasce l’Osservatorio Orione.ita un percorso per analizzare le criticità nella gestione del paziente con Insufficienza cardiaca, fornire soluzioni innovative e implementare modelli di cura integrata ospedale-territorio.

Nicola Montano, Direttore di Medicina Generale – Immunologia e Allergologia del Policlinico di Milano: “Orione è un progetto di presa in carico dei pazienti con scompenso cardiaco cronico, una delle patologie più diffuse ed è gravato da numero di riospedalizzazioni e da una mortalità molto elevata. Quindi il problema dello scompenso non è solamente offrire la miglior terapia possibile in questo momento ma anche migliorare almeno ci mette migliorare la presa in carico per cercare di arrivare prima a modificare la terapia modificare alcune stili di vita e a intercettare meglio in questo modo il paziente con le sue necessità terapeutiche”.

Il decalogo delle buone pratiche cliniche sarà la base dello sviluppo di un progetto pilota in un’area della Lombardia insieme ai centri che hanno partecipato al progetto Orione.ita. L’iniziativa favorirà l’integrazione ospedale-territorio e prevederà un percorso personalizzato di presa in carico del paziente.

“Serve appunto oltre all’utilizzo della terapia ottimale anche un management ottimale e questo può essere fatto solo se tutti gli attori che partecipano al trattamento alla presa in carico di questi soggetti decidono di collaborare insieme utilizzando anche delle nuove metodiche di monitoraggio come ad esempio la telemedicina che indipendentemente dalla pandemia già si stava sviluppando e che adesso ha avuto ovviamente un grosso rilancio”.

Ma quali sono le azioni prioritarie da intraprendere?

Maria Frigerio, Direttore della Cardiologia 2 al Niguarda di Milano: “Le azioni prioritarie sono quelle di aumentare la consapevolezza dei pazienti e aumentare il dialogo e l’interazione tra la medicina generale il medico di famiglia e la medicina specialistica la cardiologia in maniera da perfezionare il percorso del singolo malato.

“In prospettiva è interessante soprattutto la possibilità di interagire in maniera digitale tra professionisti molta parte molto sviluppo della telemedicina avrà nella relazione medico-paziente questa importanza. Ma io ritengo che una cosa altrettanto importante si è aperta la possibilità di condividere tanti e scambiarci opinioni da professionisti che lavorano sullo stesso malato”.

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