Inter, Godin accusa: "Esposti fino alla fine, hanno tirato la corda. Non so quando giocheremo"

90min Italia

​Diego Godin, esperto centrale dell'​Inter che dopo la quarantena obbligatoria ha fatto ritorno a Montevideo, è tornato a parlare e lo ha fatto ai microfoni di ESPN. Le parole di Godin non sono banali e, anzi, sono piuttosto severe pensando al modo in cui il calcio italiano ha gestito inizialmente l'emergenza Coronavirus

Diego Godin


Queste le parole dell'uruguaiano: "Siamo rimasti esposti fino all'ultimo momento: hanno continuato a tirare la corda per vedere se potessimo continuare a giocare, fino a quando la situazione non è diventata insostenibile. E oggi stiamo vivendo un momento difficile. Il sistema sanitario è crollato, non ci sono letti di terapia intensiva per occuparsi di così tante persone gravemente malate e di altre che potrebbero avere un'altra malattia che non riescono a curare. Non ci sono così tanti dottori professionisti, è una situazione molto difficile" riporta FcInterNews


Godin ha proseguito: "La squadra ha continuato ad allenarsi normalmente, anche giocando a porte chiuse. Proprio l'8 marzo, l'Inter ha giocato la sua ultima partita contro la Juventus, una squadra che entro cinque giorni avrebbe confermato il primo positivo per il Coronavirus, Daniele Rugani. A quel punto noi e i giocatori della Juventus siamo stati messi in quarantena. Lì il campionato si è fermato, ma prima si è continuato a giocare a porte chiuse. Sicuramente in quella partita c'erano altri giocatori potenzialmente infettati, quindi hanno messo direttamente in quarantena tutti noi".

Paulo Dybala


Sulla situazione in Italia:

 "All'inizio non è stata data molta importanza, si pensava che fosse un problema cinese e che non avrebbe raggiunto altri paesi. Hanno preso le misure a poco a poco, piuttosto lentamente. Ci hanno avvertito su ciò che stava succedendo, ma a livello governativo non sono state prese misure drastiche per prevenire ciò che sarebbe potuto accadere. Lo sforzo che fanno i medici e le persone nel servizio sanitario è impressionante, tutto ciò che può essere pagato a queste persone non è all'altezza. Oggi sono davvero eroi, devi vedere le immagini di ciò che fanno: è davvero commovente".




Sulla ripresa del campionato: 

"Non sappiamo se e quando si tornerà a giocare: torneremo ad allenarci, ma è difficile prevedere quando gli stadi potranno contenere ancora 50/60/70mila persone. È veramente complicato. È come se fosse una mini-stagione, ormai siamo a casa da un mese senza toccare il pallone. È come se fosse una vacanza, come succede a giugno-luglio. Se dovessimo tornare a giocare, dovremo farlo intensamente e ogni due-tre giorni. Ma non so cosa potrà succedere".

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