##Intercettazioni, Cdm approva decreto, Fi: Mattarella lo fermi

Luc

Roma, 21 dic. (askanews) - La scelta delle intercettazioni rilevanti o meno non sarà più solo della polizia giudiziaria, ma rientrerà nella sfera decisionale del pubblico ministero. E' uno dei punti qualificanti del decreto intercettazioni approvato dal consiglio dei ministri di oggi. Con il provvedimento si interviene sulla riforma Orlando del 2017, se ne posticipa ancora una volta l'entrata in vigore al 29 febbraio e si correggono alcuni punti indigesti al Movimento 5 stelle e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Con le nuove norme sulle intercettazioni gli avvocati potranno estrarre copia delle intercettazioni rilevanti. Cade inoltre la disposizione della riforma Orlando che molti avevano definito un bavaglio per i cronisti: il giornalista che pubblica l'intercettazione non rischia più di essere incriminato per violazione di segreto d'ufficio. Restano sostanzialmente le regole in vigore oggi.

Il decreto contiene anche indicazioni chiare rispetto alle indagini tuttora in corso per le quali valgono le regole attualmente in vigore. Mentre le nuove si applicheranno a tutte le iscrizioni di notizia di reato posteriori al 29 febbraio.

"Oggi - è il commento del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, su facebook - abbiamo approvato in consiglio dei ministri il decreto legge sulle intercettazioni, uno strumento irrinunciabile per le indagini. Adesso elaboriamo un sistema moderno e digitale: ci saranno maggiori garanzie per trovare un punto di equilibrio tra l'esigenza delle indagini, la tutela della riservatezza e il diritto di difesa. Tutto questo sistema entrerà in vigore da marzo per dare il tempo agli uffici e addetti ai lavori di adeguarsi e di implementare sotto il profilo organizzativo una normativa così delicata. Adesso il provvedimento farà il suo iter parlamentare per la conversione ma c'erano atti che non potevamo ritardare, perché si mettevano a rischio tutte le indagini in corso nelle varie procura italiane".

Soddisfatto il Pd che con il responsabile Giustizia Walter Verini parla di "modifiche tecniche che erano state concordate e che saranno applicate entro il 2 marzo. Si tratta di una riforma importante non solo per il PD che l'ha sostenuta nella scorsa legislatura, ma per il Paese. Si rafforza questo strumento investigativo per colpire gravi reati, si garantisce il diritto all'informazione per quelle di rilevanza penale, si garantisce il rispetto della privacy per quelle non rilevanti. È, nell'insieme, una norma di civiltà. Ora subito al lavoro per le norme che garantiscano tempi certi per i processi".

Dura la protesta di Forza Italia. La capogruppo alla Camera, Maria Stella Gelmini parla di "ennesima forzatura alle regole costituzionali e alle dinamiche che dovrebbero caratterizzare un sistema parlamentare" nelle stesse ore in cui "si consuma la totale obliterazione delle prerogative di una delle due Camere rispetto all'esame e all'approvazione della legge di bilancio". Per Gelmini "ancora una volta, si entra a gamba tesa nell'ordinamento con un decreto-legge privo dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza, per realizzare una riforma organica che - per definizione - non può implementarsi tramite decreto-legge". Il deputato di Fi Enrico Costa si appella "al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché fermi il violento ed incostituzionale aggiramento del Parlamento realizzato con il decreto legge intercettazioni, cui - al di là del merito - difetta totalmente i requisiti di necessità ed urgenza".