Intercettazioni, Mulè (Fi): governo contro diritto a riservatezza

Pol/Bac

Roma, 27 feb. (askanews) - "'Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra', diceva Piero Calamandrei: non accadrà solo questo con il 'decreto intercettazioni' approvato dal Parlamento perché questa maggioranza causerà il suicidio della giustizia". Lo ha detto Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, intervenendo in Aula a Montecitorio durante l'esame del decreto intercettazioni.

"Questo provvedimento scellerato - ha aggiunto - apporta modifiche anche allo strumento del captatore informatico, il famoso trojan, ne prevede infatti l'utilizzo nell'esecuzione delle intercettazioni mediante inserimento su dispositivo elettronico portatile. Il trojan è l'ultima beffa che cancella la privacy e ne fa strame, è un mostro tentacolare che entra nella vita delle persone ma non di persone condannate, di persone incensurate. Si tratta sostanzialmente di un virus di Stato che vive in parallelo la vita di un soggetto innocente: tutto questo ha un nome soltanto, si chiama Stato di polizia. A questo governo è sfuggito totalmente un principio fondamentale: il diritto alla riservatezza, il diritto alla segretezza, che non è un diritto divino ma un diritto sostanziale scolpito nella Costituzione. Con questo decreto rinunciate alla vostra stessa anima, avendola già svenduta al più orribile degli orchi: il giustizialismo".

"Per questo impegniamo il governo ad adottare con urgenza ogni iniziativa affinché nelle trascrizioni delle intercettazioni non siano riportate espressioni lesive riferite a dati sensibili e super sensibili, in violazione della normativa sulla privacy, non rilevanti ai fini delle indagini", ha concluso.