Internazionale a Ferrara, volendo si può uscire dall'algoritmo

Pat-Lme

Ferrara, 4 ott. (askanews) - Prendono i dati di chi si connette alla Rete e di chi fa uso dei social; profilano gli utenti; condizionano gli acquisti; in alcuni casi creano anche dipendenza. Ma gli algoritmi non sono solo un male: possono migliorare le condizioni di lavoro e consentono di compiere passi avanti nella sanità e nella ricerca scientifica. Se il pericolo di soccombere all'interno di una "bolla di filtraggio" è reale, è però vero che gli algoritmi possono essere "educati" dagli umani, che in casi estremi possono anche scegliere di allontanarli dalla propria vita o quanto meno di "distrarli".

Ne hanno parlato un ingegnere, uno scienziato e un sociologo durante l'incontro "Uscire dall'algoritmo. Identità, libertà e consapevolezza al tempo dell'intelligenza artificiale" all'interno del programma del festival Internazionale a Ferrara. Sul palco anche gli studenti del liceo Ariosto e del liceo Roiti di Ferrara.

"E' cambiato il nostro modo di usare il profilo digitale - ha spiegato Francesco Morace, sociologo di Future concept lab -. Quando siamo partiti con i social, dieci anni fa circa, cercavamo la nostra 'second life', oggi cerchiamo tutti di amplificare quello che facciamo, ma siamo più autentici". Per il sociologo "l'algoritmo è un diavolo tentatore", che vince se gli si lascia la possibilità di vincere: "Dobbiamo diventare autori del nostro consumo. Il rischio di perdere molto tempo c'è, ma dobbiamo raccogliere l'invito che già faceva Aristotele: la conoscenza deriva dalla meraviglia. Più che perdere tempo e ripetere sempre gli stessi comportamenti, dobbiamo cercare quello che ci meraviglia".

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