Cancro al seno: i consigli di Virgilio Sacchini, oncologo italiano famoso nel mondo

Virgilio Sacchini

“Dai sempre speranza”. Era il titolo che, con Virgilio Sacchini, chirurgo oncologo specializzato nella cura del seno, avevamo scelto per un saggio pubblicato nel gennaio 2011 da Mondadori.

In quel libro, si raccontavano trentacinque storie vissute dal medico del Memorial Sloan Kettering Center Cancer di New York, negli Usa, dove Sacchini vive dal 2000, e in Italia. Tra le altre, quelle dei due anni durante i quali il chirurgo italiano aveva curato Oriana Fallaci o la sua partecipazione alla trasmissione di Oprah Winfrey. L’intervento che aveva visto come paziente Saturna Englaro, mamma di Eluana, o quello di Rebecca, anticipazione della mastectomia alla quale si sarebbe sottoposta Angelina Jolie. O quello di John che si era ammalato dopo aver lavorato nel cantiere di Ground Zero.

Dai sempre speranza sono anche le parole che Virgilio Sacchini, da anni tra i best doctors USA, non si stanca di ripetere ai giovani medici che lavorano con lui o ai suoi studenti alla Cornell University. In Italia come ogni mese per assistere i pazienti che chiedono di essere curati da lui, nel mese “rosa”, quello dedicato alla prevenzione e alla cura del cancro al seno, abbiamo chiesto al dottor Sacchini qualche consiglio che possa aiutare le donne a prevenire, curare e guarire il tumore alla mammella. “Che in Italia – spiega il medico – colpisce ogni anno 47mila donne, 14mila delle quali ancora non riescono a guarire”

D- Professor Sacchini, il tumore al seno è, anche in Italia, il più frequente nel sesso femminile, e colpisce una donna su otto. Perchè è tanto diffuso?

Il processo di formazione di un tumore è molto lungo. Stiamo pagando ora le conseguenze dell’inquinamento ambientale di venti e trent’anni fa, quando la coscienza ecologica era meno sviluppata. Le sostanze cancerogene, sono molto dannose per le ragazze in età compresa tra cinque e quindici anni, ovvero durante il periodo di crescita della ghiandola mammaria. E’ probabile che l’aumento di tumori al seno nelle giovani donne, sia dovuto ai cancerogeni che hanno respirato o ingerito quando erano bambine.

D) Lei lavora al Memorial Sloan Kettering Cancer Center e insegna alla Cornell University di New York. Cosa dice ai suoi giovani stagisti e agli studenti che ascoltano le sue lezioni perchè aiutino le donne a capire quando è necessario che si sottopongano subito ad una visita?

Dico loro innanzitutto di spiegare alle donne che, per la loro storia familiare, potrebbero essere più facilmente colpite da un cancro al seno, di non sottovalutare il pericolo. Da tempo stiamo rivedendo il concetto di screening generalizzato per orientarci verso controlli personalizzati. In questi casi a maggior ragione. Nei casi in cui ci siano stati parenti stretti con tumori mammari o ovarici, una valutazione genica è necessaria. Se il medico non la prevede, potremmo quasi parlare di “femminicidio”. Quando incontriamo una donna geneticamente predisposta al tumore mammario o ovarico, le chiediamo di prendere in considerazione un percorso di controlli più assiduo che comprenda anche la risonanza magnetica mammaria. Offrendo anche interventi profilassi chirurgica. Quello di Angelina Jolie può sembrare un caso estremo. In realtà, molte giovani donne che hanno visto morire la propria madre o sorella, chiedono sempre di più di essere aiutate, per evitare che questo avvenga anche a loro, che i loro figli non vengano privati dall’affetto della madre.

D) Prevenire è parola abusata, anche in medicina, ma è tuttora una delle armi più significative per combattere il tumore al seno. E’ così?

In generale la prevenzione funziona. Tanto più il tumore è piccolo, tanto più alte sono le probabilità di guarire. Anche qui, la chiave rimane il controllo personalizzato, dove il medico specialista dovrà essere molto attento ai fattori di rischio. Per la diagnosi di tumore al seno, la mammografia è tuttora l’esame necessario. In alcuni casi occorre prevedere anche una ecografia. Come è ormai noto però, la prevenzione non funziona sempre allo stesso modo. Poco per esempio nei tumori di origine genetica che sono molto aggressivi alla nascita.

D) Per prevenire il tumore al seno, quali i controlli ai quali una donna che ha superato i 30 anni deve sottoporsi ogni anno?

Se non ha avuto familiari con tumore mammario o ovarico, è sufficiente l’autopalpazione con frequenza mensile. Se al tatto avverte la presenza di noduli, se la cute è arrossata o dal capezzolo c’è secrezione, deve rivolgersi al medico.

D) E una donna che abbia superato i 40 anni?

Il controllo personalizzato rimane il percorso migliore. Nei casi senza familiarita una mammografia annuale con o senza ecografia dipendentemente dalla densita’ del tessuto mammario e’ lo screening consigliato.

D) La differenza tra ecografia e mammografia?

L’ecografia utilizza un fascio di ultrasuoni, che si riflettono in modo diverso, perchè dipende dalla consistenza del tessuto. E’ innocua e indicata soprattutto per le donne giovani, dove il seno è più denso. La mammografia utilizza i raggi X, potenzialmente dannosi per le cellule. In questi esami però, la quantità impiegata è minima, ed è considerata sicura per la salute.

D) Come si esegue una corretta autopalpazione, e a che cosa è necessario prestare attenzione?

La prima cosa da fare è mettersi di fronte allo specchio e osservare se ci sono retrazioni della pelle, dell’areola o del capezzolo. Poi ci si sdraia sul dorso col braccio alzato dal lato che si vuole esplorare. Con le quattro dita dell’altra mano, si controlla la ghiandola mammaria. Se si avverte la presenza di noduli, simili ad una nocciola o a semi di limone, è necessario consultare il medico. La stessa operazione può essere eseguita sotto la doccia.

D) In un futuro non lontano, sarà possibile diagnosticare un tumore con un semplice esame del sangue?

Le ricerche messe in campo finora sono risultate molto imprecise, con diagnosi negative o positive che non avevano registrato la situazione reale.

D) A che punto è la ricerca per la lotta contro i tumori?

Stiamo imparando che ogni tumore è diverso, con caratteristiche biologiche proprie che obbligano a trattamenti personalizzati. Trattamenti bersaglio che colpiscono solo la celluala tumorale sono gia’ a disposizione per alcuni tumori e saranno sempre piu’ disponibili in un prossimo futuro.

D) Carni rosse e latticini. Dobbiamo toglierli dalla tavola?

Le ricerche che mettono in relazione il consumo di carni rosse e latticini con lo sviluppo di tumori mammari sono contraddittorie. Non possiamo dare consigli che assumano valori assoluti. Consumi moderati di carni rosse e latticini, purchè derivati da animali non alimentati con ormoni, possono essere inseriti tranquillamente in una dieta bilanciata con carboidrati e proteine.

D) Gli alimenti che dovrebbero sempre entrare nella nostra dieta?

Quella mediterranea, varia e bilanciata, è protettiva. Lo si deduce dagli studi sulle popolazioni locali, dove il rischio di tumore mammario e malattie cardiovascolari è minore. Frutta e verdura sembrano essere gli alimenti che proteggono le cellule dagli stress biochimici. Il numero magico per ottenere effetti protettivi? cinque porzioni di frutta e verdura da consumare ogni giorno.

D) Lo sport può essere considerato un elemento protettivo dei tumori mammari?

Nel nostro ospedale, il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, lo sport non è più ritenuto solo attività da consigliare. Viene invece considerato terapia preventiva, anche quale pratica che può ridurre il rischio di chi, già colpito da tumore, potrebbe essere essere vittima di una ricaduta. Lavoriamo sul ripristino di un adeguato indice di massa corporea, con la riduzione della componente adiposa, produttrice di ormoni nocivi capaci di aumentare il rischio tumorale o di malattie cardiovascolari. Il consiglio è quello di praticare uno sport per quarantacinque minuti quattro volte la settimana.

D) L’allattamento al seno riduce il rischio di tumori mammari?

Chi allatta al seno diminuisce il rischio, ma pur essendo significativa, la riduzione non è assoluta. Il meccanismo di protezione non è mai stato scoperto. Sembra essere legato ad un “ricordo cellulare” e alla presenza di cellule giovani, dove i danni subiti nel DNA sembrano essere minori.

Sergio Perego

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