INTERVISTA Dargen D'Amico presenta 'Variazioni' tra rap e musica colta

Niccolò Borella
INTERVISTA Dargen D'Amico presenta 'Variazioni' tra rap e musica colta

Dargen D'Amico conferma la sua natura di rapper atipico con il nuovo album 'Variazioni', in cui il 36enne milanese insieme alla pianista classica Isabella Turso confeziona un lavoro a cavallo tra hip-hop e musica colta. Quattordici brani, tra rivisitazioni di canzoni del suo repertorio e composizioni nuove di zecca, che allargano ulteriormente i confini della musica di quello che è stato definito 'un menestrello postmoderno' e che con il nuovo lavoro si impone come una delle figure più interessanti e poliedriche del panorama di casa nostra. Rapper, cantautore, discografico con la sua etichetta indipendente Giada Mesi, ha collaborato con artisti di estrazione diversa come Fabri Fibra, Marracash, Club Dogo, Fedez ma anche Max Pezzali, Andrea Mirò e Enrico Ruggeri, D'Amico racconta a LaPresse l'ulteriore passo avanti nella contaminazione tra generi compiuto con 'Variazioni'. "Ho sempre provato a sovrapporre le parole a una musica che non fosse necessariamente l'urban, già in passato avevo fatto dei tentativi, dei piccoli flirt, come in 'CD' in un pezzo come 'Briciole colorate' o nella collaborazione con i Two Fingerz. Questo è un tentativo ben più organico. Volevo fare un disco come si faceva una volta, andando in studio con i musicisti e vedendo nascere, crescere e maturare le canzoni", spiega D'Amico.

"Per Isabella Turso era la prima esperienza fuori dal suo ambito, che è quello della musica classica - dice il rapper sulla collaborazione con la pianista trentina - ed è stata una gioia cogliere quei momenti in cui si rendeva conto di quanto si stesse addentrando in qualcosa di nuovo e diverso per lei e allo stesso tempo è stato bello per me sagomare le mie idee sulla musica di Isa e sul lavoro di Tommaso Colliva, il produttore del disco". D'Amico sottolinea l'importanza dell'apporto di Colliva, produttore e tecnico del suono tra i più importanti del rock indipendente italiano (Afterhours, I Ministri, Dente, Le Luci della Centrale Elettrica) con nel curriculum collaborazioni con nomi internazionali come Muse, Phoenix e Franz Ferdinand. "E' stato fondamentale. Può sembrare banale ma lui è meraviglioso nella registrazione del pianoforte, uno strumento complesso e difficile da microfonare per tradurre nella traccia audio quello che si sente nella realtà quando si ascolta un piano. Tommaso poi è stato il mediatore perfetto tra i due mondi, il mio e quello di Isabella".

D'Amico chiarisce il suo rapporto con il rap, il genere da cui è partito, quando gli chiediamo se lo ritenga un linguaggio ormai sclerotizzato. "Non ho preso come riferimento il rap di oggi per tracciare una strada che andasse da un'altra parte, ragionando per negazione. Ho cominciato in un periodo a metà degli anni '90 in cui il rap era in certo modo. Sono partito da lì e ho fatto il mio percorso, il rap ha fatto il suo e ora non ci troviamo nello stesso punto ma siamo partiti dallo stesso punto e in futuro magari torneremo a sovrapporci e a ritrovarci".

Il rapper-cantautore in 'Variazioni' conferma il suo talento nelle liriche, poesia urbana con l'attitudine hip hop nel giocare con le parole senza però mai scadere nello slogan facile o nella rima banale, intense e ironiche allo stesso tempo, comunicate con un flow degno della miglior tradizione rap, con la parola che diventa ritmo. "Cerco di mantenere l'idea del brano senza scriverla sulla carta subito, di mantenerla in una fase di pensiero e automaticamente - continuando a pensare alla canzone in testa prima di scriverla - si creano questi passaggi tra una parola e l'altra che si possono anche definire giochi di parole ma è tutto già nella prima immagine di partenza", dice infine D'Amico raccontando come nascono i suoi testi.

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