Intervista de Le Iene a Chico Forti: condannato all’ergastolo nel 2000

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Ha suscitato notevole clamore mediatico l’intervista a Chico Forti andata in onda nella serata del 22 dicembre nel programma televisivo di Italia 1 Le Iene. Malgrado la condanna all’ergastolo nel 2000 (per l’omicidio di Dale Pike) ed i successivi vent’anni passati in un carcere negli Stati Uniti, Chico Forti si è infatti sempre dichiarato innocente e vittima di un errore giudiziario. Nel rispondere alle domande del giornalista de Le Iene Gaston Zama, Forti ha chiesto nuovamente che il suo caso sia preso in considerazione dalle istituzioni italiane e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’intervista a Chico Forti

Intervistato dall’inviato Gaston Zama all’interno di un penitenziario vicino Miami, in Florida, Chico Forti racconta di come riesca a sopravvivere da vent’anni in un ambiente del genere avendo la convinzione di non aver commesso alcun reato: “Cerco di vivere una vita che per questo ambiente sia normale. Lavoro, lavoro moltissimo. Mi sveglio tutti i giorni alle 4 di mattina e vado avanti fino alle 7 di sera. Faccio un po’ di tutto, insegno alla gente che non ha mai viaggiato, aiuto a tradurre, con il programma di educazione fisica. Faccio di tutto, perché più mi impegno meno tempo ho per pensare e per intristirmi.

Forti spiega inoltre come non ce l’avrebbe mai fatta a sopravvivere all’interno del carcere senza l’aiuto dei suoi amici e dei suoi familiari rimasti fuori a combattere per lui. Con le lacrime agli occhi, Forti racconta infatti di suo zio Gianni, di sua madre novantenne convinta che prima o poi tornerà nella sua Trento e dei suoi tre figli che al momento del suo ingresso in carcere avevano rispettivamente 5, 3 e un anno di età: I miei figli quando posso li sento. Il rapporto con loro è d’amore, ma parlare con loro crea tristezza e dolore da entrambe le parti. […] La foto che porto con me sempre è di come li ho lasciati. Heather (l’ex moglie di Forti ndr) si è rifatta una vita, è quello che volevo. Sapevo che era una battaglia lunga, insieme abbiamo deciso di proteggere i nostri figli. Non è un caso che si siano trasferiti alle Hawaii. […] Non avrei mai accettato di averli qui ogni weekend a venirmi a trovare: le visite che ho ricevuto, il momento del distacco è stato un dolore indescrivibile”.

L’appello al Presidente Mattarella

Nell’intervista, Forti esprime tuttavia un velo di rammarico nei confronti delle istituzioni italiane, che in questi vent’anni hanno potuto o voluto fare abbastanza per cercare di risolvere il suo particolare caso: “In questi venti anni non mi sono mai sentito abbandonato dalla gente, dai vertici dello Stato a volte sì. Sembro diventato trasparente per chi poteva riportarmi a casa. Non sto chiedendo la carità o un favore, sto chiedendo che venga fatta giustizia”.

Dopo avergli riferito dell’annuncio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, che ha espresso la propria volontà di avanzare la richiesta di grazia agli Stati Uniti, Chico Forti si rivolge personalmente al Capo di Stato: “A Mattarella direi: dedica un po’ di tempo ad analizzare i fatti e a studiare il mio caso. Se sai che hai la possibilità di correggere uno sbaglio, lo lasci alla tua coscienza quale sia la decisione da prendere”.