Intervista a Stefano Malfatti: "Durante l'evento faremo emergere soluzioni per il mondo non-profit"

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Festival del Fundraising Malfatti
Festival del Fundraising Malfatti

A pochi giorni dall’inizio dell’evento dedicato al non-profit, il presidente dell’Associazione Festival del Fundraising Stefano Malfatti ha annunciato le novità più attese dell’iniziativa e fatto il punto sullo scenario delle raccolte fondi durante e dopo la pandemia.

Festival del Fundraising 2021, intervista a Stefano Malfatti

Quali sono le novità dell’edizione 2021 del Festival del Fundraising?

Rispetto a quelle precedenti, l’edizione di quest’anno porta con sé diverse novità. La prima riguarda la location in cui si terrà l’evento (il Palariccione): per molti anni siamo stati in Romagna, successivamente ci siamo allontanati e ora abbiamo invece deciso di tornare in questa regione. La seconda è invece relativa alle modalità con cui avrà luogo l’iniziativa: ciò che è accaduto in quest’ultimo anno ci ha costretto a fare lunghe riflessioni sui modi attraverso cui immaginare il nuovo Festival del Fundraising e abbiamo scelto di offrire ai nostri partecipanti una modalità sia online che offline. Non c’è un programma unico che può essere fruito in presenza e da remoto, ma due programmi specificatamente pensati per entrambi i canali.

Un’altra novità degna di menzione è quella delle mentoring session: avendo nelle precedenti edizioni dato sempre un grande spazio al networking, quest’anno abbiamo optato per cambiare la modalità in cui avviene l’incontro. Abbiamo infatti scelto di invitare esperti, magari anche lontani dal mondo delle raccolte fondi, che dedicheranno dei quarti d’ora di sessioni di mentoring in modo che gli interessati possano mettersi in contatto diretto con loro in base alle proprie esigenze.

Quali sono le peculiarità dell’evento e in cosa si distingue dagli altri dedicati al Fundraising?

Credo che il punto di forza del nostro Festival sia la pluralità e l’eterogeneità delle occasioni offerte. Molto spesso, infatti, gli eventi dedicati alle raccolte fondi tendono ad essere costituiti da incontri formativi e prevalentemente frontali nei quali alcuni esperti approfondiscono tematiche specifiche insieme ai professionisti del settore. Altre volte sono poi previste modalità più convegnistiche in cui vengono affrontati temi particolari a 360 gradi con un’interlocuzione serrata tra diversi attori del mondo non-profit che danno le loro opinioni nel merito, in modo che chi li ascolta possa farsi un’idea positiva o negativa, vicino o lontana alla tematica di cui si sta parlando.

Il nostro Festival racchiude in sé tutte queste modalità: non è un evento esclusivamente formativo in cui si impara molto dalle esperienze nazionali e internazionali ma anche un’occasione di confronto – di cui le mentoring session sono solo un capitolo -, non si esaurisce all’interno della location ma prevede momenti ludico-ricreativi. Anche organizzare l’evento a Riccione apre infatti all’opportunità di essere in una città e in un momento dell’anno molto attivo in cui a gruppi, facendo networking, si può trascorrere un momento piacevole anche fuori dalla struttura. Si tratta quindi di modalità plurali attraverso le quali si vuole non solo formare, condividere o discutere ma fare un po’ di tutto secondo il file rouge del mondo del Fundraising.

Un’importante iniziativa prevista all’interno dell’evento è l’IFA (Italian Fundraising Award): quali sono le storie del nonprofit che l’hanno colpita maggiormente?

Facendo parte della giuria, ho avuto modo di vedere tutte le idee che sono arrivate. Sul fronte dei donatori ci sono storie straordinarie a partire da quella risultata vincitrice di una classe di allievi che, guidati da un gruppo di insegnanti, si è attivata sul tema del dono diffondendone l’importanza. Un’esperienza che ha dato a me e a chi lavora in questo settore grande slancio e grande gioia, perché significa che dei ragazzini di poco più di dieci anni diventeranno ambasciatori e portavoce di un valore enormemente importante come quello del dono che fa funzionare tutto il nostro mondo.

Ci sono poi molte storie di colleghi fundraiser durante l’emergenza sanitaria ed economica hanno speso la loro professionalità, dedizione e generosità come ha fatto la vincitrice Giancarla Pancione. Direttrice Marketing e Fundraising di Save The Children Italia, costei ha fatto in modo che l’organizzazione per cui lavora uscisse da un periodo molto particolare per le donazioni non solo indenne ma addirittura fortificata.

Nello slogan del Festival si legge che “Questo è il tempo delle soluzioni”: quali propone per migliorare il mondo del Fundraising?

Il periodo dal quale usciamo ha fatto emergere più forti le debolezze di chi ha già aveva determinate problematiche ma le ha fatte riscontrare anche a coloro che, pur trovandosi in una situazione positiva, hanno dovuto fare i conti con modalità totalmente nuove e si sono visti preclusi alcune possibilità come quelle di incontrare di persona i propri donatori. È su questo terremo che dobbiamo cercare soluzioni, partendo da ciò che è successo per capire come migliorare le nostre organizzazioni e che tipo di strategie adottare da subito per farci trovare pronti per il futuro che ci aspetta.

Una soluzione potrebbe essere quella di rendere la propria organizzazione più snella ma anche quella di aderire in maniera massiva agli strumenti digitali, cosa che in tanti hanno fatto solo quando la pandemia era già scoppiata cadendo talvolta in un ritardo irrecuperabile.

Quali cambiamenti avvenuti durante la pandemia influenzeranno il Fundraising anche in futuro?

La preponderanza del digitale è sicuramente il cambiamento più visibile, che inevitabilmente interesserà questo mondo anche una volta finita l’emergenza. Ci sono però anche altri aspetti che continueranno a persistere nell’ambito delle raccolte fondi come il ricorso a modalità di pagamento più innovative attraverso cui il donatore può essere vicino all’organizzazione che vuole sostenere. Dato che la sospensione degli eventi ha fatto sì che si dovesse ricorrere a modalità di incontro differenti, si potrà inoltre immaginare anche in futuro di creare un evento diffuso e un’occasione di contatto anche senza potersi vedere di persona o creando due alternative (in presenza e da remoto). Un altro cambiamento riguarda infine la modalità di scrittura dei materiali: il periodo da cui stiamo uscendo ha infatti cambiato la retorica legata al nostro settore e fatto alzare l’attenzione a tutto il mondo scientifico e della ricerca.

Alla luce dei cambiamenti avvenuti nel 2020, quali sono le chiavi per una campagna di fundraising di successo?

Rispetto al passato, nello scenario attuale si riscontra che le campagne di fundraising sono meno statiche. Un fattore inevitabile quando si ha a che fare con una pluralità di strumenti che poggiano sulla rapidità, sull’essere veicolati attraverso il digital e sul coinvolgimento e l’intercettazione di pubblici diversi. Sicuramente, affinché una raccolta fondi abbia successo, deve fin dall’inizio vivere di una pluralità di immagini, testi, video, strumenti e possibilità di contatto (telefono, mail, lettere, etc.). Questi strumenti contribuiranno infatti a mettere in moto la campagna e la faranno circolare più rapidamente.

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