Inutile dire: "5 minuti e poi basta". Le regole giuste per educare i figli all'uso del tablet

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(Photo: Thanasis Zovoilis via Getty Images)
(Photo: Thanasis Zovoilis via Getty Images)

Oggi sempre più bambini trascorrono ore davanti agli schermi, tra videogiochi e cartoni animati. Sebbene non ci siano prove scientifiche per affermare che il tempo trascorso dai più piccoli davanti agli schermi sia “dannoso” di per sé (come dimostra questo studio del Royal College of Paediatrics and Child Health) per molti genitori può essere difficile dire ai propri figli che bisogna smettere di giocare, per paura di andare incontro a capricci e litigi. La soluzione non è vietare del tutto l’uso dei tablet: basta osservare alcune semplici regole.

Le spiega ad HuffPost Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta, direttore del primo ambulatorio in Italia sulle dipendenze da Internet, presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. “Innanzitutto è fondamentale non lasciar giocare i bambini da soli - afferma - il problema sussiste quando rimangono in due: bambino e tablet. I tablet non sono balie per bimbi”. Ma non basta essere presenti fisicamente mentre il bambino gioca, occorre soprattutto divertirsi insieme, in modo che “il gioco diventi occasione per rinforzare il rapporto genitore-figlio”.

Federico Tonioni (Photo: www.federicotonioni.it)
Federico Tonioni (Photo: www.federicotonioni.it)

È inutile dire “ancora cinque minuti e poi basta” ai bambini che non accennano a posare il tablet, perché queste parole probabilmente li faranno innervosire ancora di più. “Non c’è bisogno di innescare delle lotte di potere. Le regole vanno date per fissare dei limiti e non per vincere sui bambini e ridurli all’obbedienza. Così facendo accumulano rabbia e noia, le basi per tutte le forme più gravi di psicopatologia”, spiega Tonioni. Secondo l’esperto, in ogni caso, non esistono regole “universali”, valide per tutti i bambini e in tutti i contesti familiari. Le regole sono individuali e devono servire a trovare dei compromessi tra genitori e figli. È inutile anche interrompere all’improvviso il gioco, poiché anche questo è un ottimo modo per cominciare una discussione, e bisogna evitare di farli giocare troppo poco. I bambini, infatti, impiegano un po’ di tempo a trovare la concentrazione su ciò che stanno facendo, perciò può essere frustrante avere accesso a un tablet o a uno smartphone per poco tempo.

A questi consigli se ne aggiungono altri, che il New York Times aveva evidenziato già un anno fa in un articolo che raccoglieva le voci di alcuni esperti di psicologia infantile delle più prestigiose università americane. Per esempio, per i genitori è consigliabile seguire una routine che i bambini conoscono e accettano. Secondo lo psicologo clinico Paul Donahue, se i bambini sanno subito di poter giocare a un videogioco solo e soltanto mentre i genitori preparano la cena, è più facile che accettino senza troppa difficoltà di posare il tablet al momento giusto. Come riporta il Post, per uno studio dell’Università dello stato di Washington, 28 famiglie con figli di età compresa tra 1 e 5 anni hanno tenuto un diario di due settimane sulle reazioni dei bambini al momento in cui bisognava mettere da parte i dispositivi con gli schermi: è emerso che quando sanno fin dall’inizio che a un certo punto è ora di spegnere, i bambini si infastidiscono meno. Inoltre, può essere d’aiuto programmare qualcosa di divertente da fare insieme dopo il gioco, come andare al parco, cucinare insieme, fare merenda. Di sicuro i bambini saranno più contenti di smettere di giocare rispetto a quando li aspetta qualcosa di noioso da fare dopo il gioco, come dormire o fare i compiti. Infine, è consigliabile disabilitare l’autoplay, quel sistema (usato anche da Youtube e Netflix) che fa sì che cominci un video subito dopo la fine di quello che si sta guardando. Una ricerca di Hiniker dimostra che è più difficile per i genitori limitare il tempo che i figli passano davanti agli schermi quando alla fine di un video ne compare subito un altro.

Ormai smartphone e tablet fanno parte delle nostre vite, ed è impensabile che bambini e adolescenti, nel 2021, non ne facciano un uso almeno occasionale. Tonioni è d’accordo. “I ragazzi hanno il diritto di essere connessi. Nei telefonini c’è tutta l’intimità possibile dei nostri figli, i primi abbozzi di sessualità, la loro immagine, le loro storie, i loro segreti, quando crescono li usano per moltiplicare le relazioni. Hanno diritto di acquisire una loro identità, online e offline”. Secondo l’esperto tentare di controllare costantemente tutto questo può essere pericoloso. “I genitori si spaventano, leggono delle cose e non le sanno interpretare. L’ipercontrollo è un rischio, perché se stiamo troppo addosso ai nostri figli loro si sposteranno sempre più avanti. Le regole vanno date, ma teniamo sempre presente che i figli hanno bisogno di fiducia, non di controllo”. È importante specificare che, in questo discorso, non rientrano i casi di dipendenze patologiche, “che nascondono sempre da una angoscia più profonda”. Se non c’è dipendenza patologica, “è abuso occasionale, come quello che facciamo tutti, compresi noi genitori”. Secondo Tonioni i genitori dovrebbero essere “come dei fari. Quando il figlio è piccolo, è come un pescatore che pesca in un laghetto. Quando cresce, va in mare aperto. Il faro ha il compito di aiutare il ragazzo a non perdersi, ma solo quando c’è bisogno: di notte. Se il faro segue il pescatore sempre, questo si spaventa e scappa. Il faro deve rimanere fermo e acceso, ed essere presente quando è necessario”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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