Invalsi, il gap tra Nord e Sud non è economico ma culturale

In terza media, in Italiano, quasi il 27% delle scuole del nord-ovest hanno valore aggiunto positivo, contro il 4% con valore aggiunto negativo. Al Sud, la situazione s’inverte: 27% con v.a. negativo. (Credits – Getty Images)

Si allarga la forbice tra Nord e Sud e lo fa anche quando si parla di scuola. Gli ultimi dati raccolti grazie ai test Invalsi, infatti, confermano le difficoltà per gli studenti delle regioni meridionali in confronto ai loro coetanei del Nord. Ma l’ultima pubblicazione dell’Invalsi (sul 2017/2018) sul cosiddetto Valore aggiunto mostra anche che il gap resiste e si allarga anche senza considerare il gap economico tra le due macroaree italiane.

Tradotto, gli ultimi dati valutano la capacità di apprendimento di scolari e studenti depurato dalle cause esterne, come la condizione socio-economia-culturale e il livello di preparazione di partenza degli stessi alunni. Perché i risultati dei vari istituti possono venir giudicati e paragonati in termini assoluti – cioè senza considerare le condizioni socio-economiche degli studenti e il loro livello iniziale – o in termini netti, cioè confrontando aree socioeconomicamente affini, o semplicemente giudicando la crescita d’apprendimento, senza dare peso al valore assoluto finale.

Nel primo caso, quello assoluto, come spiega l’Invalsi “sui risultati medi da queste (le scuole) raggiunti nelle prove incidono diverse variabili: le caratteristiche socio-demografiche degli alunni (la famiglia di provenienza, l’eventuale origine immigrata, il genere, ecc.) e – ciò che più conta – le competenze possedute in Italiano e in Matematica all’ingresso in una certa istituzione scolastica”. Cioè quelle variabili che sono al di fuori del controllo delle scuole, le quali non hanno, evidentemente, la possibilità di modificare la preparazione d’ingresso o l’ambiente sociale di provenienza degli studenti che in esse si iscrivono.

Depurando i dati da tutto ciò resta il valore aggiunto, e l’Invalsi ha diviso le scuole con valore aggiunto significativamente positivo, quelle con valore leggermente positivo, le scuole con valore aggiunto nullo e due livelli negativi: leggermente e significativamente negativo. E i dati che emergono solo tristi e preoccupanti.

Nelle scuole primarie, a livello nazionale, tre scuole su quattro (il 73,2%) in Italiano hanno valore aggiunto nullo: non danno agli alunni nulla in più rispetto a quello che ci si attendeva in relazioni alle loro condizioni di partenza. Percentuale che scende al 70% in Matematica. Ma è dalle medie alle superiori che il gap tra Nord e Sud si allarga nettamente. In terza media, in Italiano, quasi il 27% delle scuole del nord-ovest hanno valore aggiunto positivo, contro il 4% con valore aggiunto negativo. Al Sud, la situazione s’inverte: 27% con v.a. negativo e meno del 10% con esito positivo. Stesso trend al liceo: nord con una maggioranza significativa (dal 18 al 21%) di scuole che mettono in campo interventi efficaci e una minoranza (dal 4 al 7%) con azione didattica poco efficace; sud che arranca col 20/25% di scuole che vedono gli studenti arretrare rispetto alle condizioni di arrivo.

(Duccio Fumero)

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