Investimenti ESG, l’Asia è più verde di quel che sembra

Virgilio Chelli
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Investimenti ESG, l’Asia è più verde di quel che sembra
Investimenti ESG, l’Asia è più verde di quel che sembra

Gli esperti di Fidelity International ritengono che i progressi che l’Asia sta facendo in tema di sostenibilità non siano giustamente apprezzati e vedono forti ragioni a sostegno dell’investimento ESG nel continente

Nei mercati sviluppati la sostenibilità è diventata dichiaratamente un must nell’agenda delle imprese e degli investitori, mentre l’Asia è ancora vista da molti come una grande regione in ritardo, con le imprese asiatiche percepite meno trasparenti in materia ESG rispetto alle controparti europee. Ma Fidelity International vede nell’investimento sostenibile in Asia un forte "business case", a condizione che si adotti un approccio rigoroso e selettivo per individuare non tanto temi, ma specifiche aziende in cui investire a prescindere dal settore di appartenenza. La strategia di investimento ESG di Fidelity in Asia è stata illustrata in un webinar per la stampa finanziaria dagli esperti della grande casa Flora Wang e Dhananjay Phadnis, entrambi collegati da Hong Kong.

NON GUARDARE AI SETTORI MA A 2 TIPI DI AZIENDE

Flora Wang ha innanzitutto sottolineato un approccio indifferente al settore di appartenenza e concentrato su 2 tipi di aziende: quelle che già si distinguono come leader in campo ESG e quelle che stanno lavorando sodo per migliorare le performance ESG. Un approccio che non prevede di stare seduti e aspettare, ma un ingaggio costante e un ruolo attivo di due diligence, mai affidata all’esterno e sempre condotta da esperti della casa e con strumenti proprietari. Oggi Fidelity tiene sotto osservazione circa 5.000 emittenti di azioni o debito a cui assegna un rating, per arrivare a definire un portafoglio di 50-70 titoli azionari di elevata qualità. In particolare, gli esperti di Fidelity hanno citato come esempi Hyundai Mobis e il gruppo assicurativo specializzato nel ramo vita HDFC.

IL VALORE DELL’ENGAGEMENT

Fidelity International vede tre tipi di sfide e altrettante opportunità. Le prime sono rappresentate da un certo ritardo in tema ESG sia in termini di pratiche che di numero di leader, da una classificazione ancora approssimativa delle aziende genuinamente ESG e dalla grande frammentazione culturale. Le opportunità invece sono la confluenza di fattori positivi, a cominciare da una nuova generazione di talenti particolarmente sensibili ai temi ESG, da un generale orientamento politico e manageriale favorevole e da una grande platea di occasioni di investimento. Il rischio principale per l’investitore è identificato da Fidelity nella qualità della governance societaria, in termini di efficacia, di transazioni con terze parti, di allocazione del capitale e di qualità dei revisori. La risposta a questi rischi è soprattutto rappresentata da un engagement attivo e diretto.

IL PERCORSO DI COSTRUZIONE DEL PORTAFOGLIO

Dhananjay Phadnis ha illustrato in dettaglio il percorso che porta alla composizione del portafoglio di titoli ESG: si parte dall’esclusione dall’universo di investimento dei titoli non idonei, per passare all’integrazione dei criteri ESG in ciascun azienda e arrivare alla selezione dei titoli di maggior qualità, su cui concentrare le azioni di engagement, arrivando appunto a un portafoglio di 50-70 azioni di elevata qualità. Anche per le esclusioni, Fidelity prevede criteri precisi, che vedono in cima alla lista i produttori di armi al bando, come le mine, seguiti da aziende che violano norme ONU, producono tabacco o carbone destinato alla combustione e infine i produttori di olio di palma grezzo e di Oil & Gas. Gli obiettivi di investimento sostenibile sono invece incorporati nel processo di selezione degli investimenti in un processo che prevede cinque stadi di analisi.

SETTE PROPOSIZIONI CHIAVE

Alla fine, la strategia di Fidelity per gli investimenti sostenibili nel mercato azionario asiatico si riassume in sette "proposizioni chiave". Al primo posto la selezione guidata dalla ricerca sui fondamentali, seguita dal focus su aziende che mantengono elevate caratteristiche di sostenibilità, con l’obiettivo di almeno il 70% del portafoglio in aziende ad alto rating ESG. Quindi l’affiancamento al gestore di portafoglio di uno specialista ESG, la leva rappresentata da una forte capacità di investimento e il vantaggio rappresentato da strumenti proprietari di rating. Infine iniziative attive di engagement, mai affidate in outsourcing, supportate dalla profonda esperienza e dalla leadership di pensiero di Fidelity in campo ESG.