Investire sulle professioni sanitarie per la sanità dopo il Covid

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Roma, 21 nov. (askanews) – “Dobbiamo mettere più risorse, chiudere la stagione dei tagli – quella fase in cui la sanità era considerata solo un costo – e aprirne una in cui la sanità diventi la più grande leva per migliorare la qualità della vita delle persone”. L’impegno è del ministro della Salute, Roberto Speranza, che a Rimini ha suggellato un patto con i professionisti sanitari e chiesto un confronto costante con le 19 categorie radunate al secondo Congresso nazionale.

Il primo banco di prova è quello che vede tutti impegnati nel tentativo di vaccinare il più alto numero di persone per uscire al più presto dall’incubo del Covid come ricorda la presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, Teresa Calandra.

“Noi come professioni sanitarie ci stiamo impegnando, lo abbiamo già fatto dall’inizio e stiamo dando il nostro contributo in più modi, non ultimo quello che ci ha consentito, attraverso la sottoscrizione di un protocollo, di essere vaccinatori. Quindi sanitari che si mettono a disposizione del paese affinché quante più persone possano essere vaccinate”.

La pandemia ha fatto emergere la necessità di puntare di più e meglio sulla prevenzione.

“La prevenzione è fondamentale; tutte le professioni fanno prevenzione ma ce ne sono alcune che lo fanno più di altre. E’ bene che si punti sulla prevenzione perché quello è il modo per farsi trovare preparati quando succedono situazioni critiche come quella della pandemia”.

E’ per questo motivo che dal congresso di Rimini è arrivato un appello al governo e alla politica a pensare alla sanità del futuro come a una sanità d’équipe. “Bisogna investire su tutte le professioni quindi noi chiediamo che all’interno del Pnrr si investa per valorizzare le professioni e soprattutto quando si parla di Casa della comunità non si parli di una professione della comunità ma si parli di tutte le professioni che fanno parte dell’équipe. Poi naturalmente qualcuna verrà utilizzata più o meno e qualcun’altra magari no ma che ci sia la disponibilità di tutte le professioni è un valore aggiunto per la sanità pubblica”.

Alla tre giorni di Rimini oltre 1.500 professionisti in rappresentanza dei 220 mila iscritti. Tanti i giovani, che si sono confrontati su alcuni dei temi più attuali nella sanità, dalla gestione della pandemia alla prevenzione, dalla comunicazione all’esigenza di una sanità più vicina all’assistito e legata ai bisogni della comunità. “Il congresso è la dimostrazione che questa federazione è cresciuta e soprattutto ha consolidato la relazione fra le 19 professioni che afferiscono ai nostri ordini. Noi ci siamo, siamo numerosi, sicuramente contribuiremo a dare un supporto affinché la sanità del futuro sia una sanità migliore”.

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