Ior, parla il presidente: nessuna guerra in Vaticano

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Città del Vaticano, 10 ott. (askanews) - Dentro le mura vaticane non c'è nessuna guerra sul controllo delle risorse finanziarie. Lo spiega al Sole24Ore il presidente dello Ior, Jean Baptiste de Franssu, in merito all'inchiesta della magistratura pontificia su investimenti in immobili e maxi bonifici.

"Non c'è nessuna guerra. Siamo semplicemente pubblici ufficiali che hanno applicato la legge, ottemperando all'obbligo di segnalare - proprio a tutela delle istituzioni - anomalie riscontrate durante l'operatività quotidiana", spiega de Franssu nell'intervista che, spiega il quotidiano, era già concordata prima dell'inchiesta in occasione dell'uscita del nuovo Statuto e dell'adesione al circuito Sepa. "Occorre chiarire che non c'è nessun attacco all'Aif, e neppure alla Segreteria di Stato, naturalmente. Noi non abbiamo denunciato persone o singoli uffici. Si è trattato di una segnalazione contro ignoti a tutela delle istituzioni. Poi la magistratura fa le sue indagini. E aggiungo un elemento che è da dare per scontato: per tutti vale la presunzione di innocenza, sempre".

Il primo ottobre la sala stampa vaticana rendeva noto che erano state eseguite, presso alcuni Uffici della prima Sezione della Segreteria di Stato e dell'Autorità di Informazione Finanziaria dello Stato (Aif), "attività di acquisizione di documenti e apparati elettronici". L'operazione, autorizzata con decreto del Promotore di Giustizia del Tribunale, Gian Piero Milano e dell'Aggiunto Alessandro Diddi, "e di cui erano debitamente informati i Superiori", spiegava la nota, "si ricollega alle denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall'Istituto per le Opere di Religione e dall'Ufficio del Revisore Generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo". Nei giorni successivi l'Espresso ha reso noto un dispositivo di sospensione precauzionale dal lavoro per cinque dipendenti della Santa Sede, mentre il Messaggero ha riferito che la vicenda ruota attorno ad un finanziamento di 150 milioni di euro chiesi allo Ior dalla Segreteria di Stato (attuale Sostituto: mons. Pena Parra) per estinguere un oneroso mutuo che gravava su un immobile di pregio a Londra acquistato dalla stesa Segreteria di Stato (SOstituto dell'epoca: card. Angelo Becciu) in una operazione dai contorni "chiaramente speculativi delle operazioni", secondo i magistrati vaticani, "con il rischio di fare esporre l'intero Stato a rischi patrimoniali e reputazionali".