Iran, al-Jubeir: "Rivolte? popolo stanco soldi spesi per sostegno a terrorismo"

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L'aumento del prezzo della benzina alla base dei recenti disordini in Iran è legato alla volontà di Teheran di "finanziare le sue politiche distruttive" proseguendo una strategia che va avanti fin dalla rivoluzione dell'ayatollah Ruhollah Khomeini. Lo afferma in un'intervista ad Aki-Adnkronos International il ministro di Stato saudita per gli Affari Esteri, Adel bin Ahmed al-Jubeir, commentando le tensioni nella Repubblica islamica che hanno causato, secondo Amnesty International, almeno 208 morti. 

"Teheran sta usando le sue risorse per sostenere il terrorismo, per provare a sviluppare armi nucleari, per costruire missili balistici da consegnare poi ai gruppi terroristici e questo a svantaggio del benessere della sua popolazione - sostiene al-Jubeir - A un certo punto il popolo ne ha avuto abbastanza e questa (i disordini, ndr) è stata la reazione al suo malessere". 

Un dialogo con la Repubblica islamica è possibile solo se "cambiano le sue politiche", prosegue, indicando la necessità che il governo di Teheran modifichi il suo comportamento. 

"Abbiamo provato ad avere un dialogo con l'Iran fin dalla rivoluzione di Khomeini, abbiamo mostrato segnali di amicizia ed in cambio abbiamo ricevuto distruzione", sostiene al-Jubeir, sottolineando che "l'Iran ha assaltato le ambasciate saudite, ha compiuto attacchi terroristici contro il mio Paese e il resto della regione e sta provando ad alimentare la divisione settaria. Più di recente l'Iran è stata responsabile di attacchi contro infrastrutture petrolifere (della Saudi Aramco, ndr) e questi attacchi non sono stati solo contro l'Arabia Saudita, ma contro tutto il mondo". Secondo al-Jubeir, infatti, a causa dello stop della produzione petrolifera e del conseguente aumento dei prezzi "ogni essere umano nel mondo è stato colpito da quello che l'Iran ha fatto". 

"Se l'Iran vuole un dialogo con noi deve comportarsi come un Paese normale, deve rispettare il diritto internazionale e il principio di non interferenza negli affari interni degli altri Stati", conclude.