Iran, Francia offre 15 mld di dollari per salvare l'accordo sul nucleare

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La delegazione iraniana con alla testa il vice ministro degli Esteri, Abbas Araqchi, è arrivata ieri a Parigi per lavorare sui dettagli di un pacchetto di salvataggio finanziario che il presidente francese, Emmanuel Macron, intende mettere in campo per compensare l'Iran per le perdite causate dalle sanzioni americane. 

Lo sostiene il New York Times, citando articoli usciti sulla stampa iraniana e un funzionario statunitense di alto livello. Secondo il giornale statunitense, il cuore del pacchetto è una linea di credito da 15 miliardi di dollari che permetterebbe all'Iran di ricevere valuta forte, in un momento in cui la maggior parte del denaro ricavato dalla vendita di petrolio è congelato nelle banche estere. La somma rappresenta circa la metà dei soldi che l'Iran riceve in un anno dalle esportazioni di petrolio. 

"Macron ha proposto all'Iran di fermare" l'attuazione della terza fase di disimpegno dall'accordo sul nucleare (Jcpoa) "in cambio di questa somma", ha spiegato domenica il deputato Ali Motahari, citato dall'agenzia di stampa 'Tasnim'. Il deputato non ha escluso che la linea di credito possa convincere l'Iran a rinunciare alle altre due fasi di disimpegno dal Jcpoa, tornando "alla situazione iniziale". 

Il governo Macron, precisa il New York Times, non ha fornito dettagli sui suoi negoziati con gli iraniani, sebbene siano stati oggetto di discussione tra il presidente francese e il presidente Trump al vertice del G7 a Biarritz. 

Lapidario il presidente iraniano, Hassan Rohani. Se non verrà raggiunto un accordo con i Paesi europei "entro giovedì" l'Iran "annuncerà la terza fase di riduzione degli impegni dall'accordo" sul suo programma nucleare (Jcpoa), ha dichiarato prendendo la parola in Parlamento. "Se l'Europa adempie a una parte importante dei suoi impegni, potremmo riconsiderare la riduzione dei nostri impegni, oppure faremo certamente il terzo passo", ha continuato Rohani, che ha lasciato aperta la porta per ulteriori negoziati sostenendo che "se comprano il nostro petrolio e l'Iran prende i soldi, saremmo davanti ad altre condizioni".  

"Certamente i passi successivi che porteremo avanti renderanno la questione più difficile e complicata, ma non richiederà molto tempo tornare al punto di partenza", ha aggiunto Rohani ribadendo il suo no a "colloqui bilaterali" con gli Stati Uniti. "Non è stata presa alcuna decisione di tenere colloqui con gli Stati Uniti - ha detto - Ci sono state molte offerte di colloqui, ma la nostra risposta sarà sempre negativa". Piuttosto, ha sottolineato il presidente iraniano, "se l'America revocherà tutte le sanzioni, potrà unirsi a colloqui multilaterali tra Teheran e le parti dell'accordo del 2015" sul nucleare.