Iran, Guerini: forte allerta per italiani ma no al disimpegmno

Mpd

Roma, 4 gen. (askanews) - «Nessun disimpegno è allo studio». Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, chiude ancor prima che possa cominciare l'eventuale dibattito nel governo rosso-giallo sulla permanenza all'estero dei 6.000 militari italiani impegnati in missioni internazionali. E' il Messaggero a fare il punto sulla situazione dopo il raid americano a Baghdad, che ha portato all'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, alla violentissima reazione di Teheran e alle minacce del mondo sciita contro le forze occidentali in Iraq e Libano, però l'allerta per i nostri soldati è massima.

Proprio Guerini, in contatto con il capo di stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli, ha chiesto informazioni al Comando Operativo di Vertice Interforze (Coi) sui contingenti nazionali presenti nei vari teatri operativi e ha ordinato di alzare le misure di sicurezza. Inoltre, il ministro dem ha chiesto di limitare al minimo gli spostamenti al di fuori delle basi. E il sottosegretario grillino alla Difesa, Angelo Tofalo, ha messo a verbale: «Con l'uccisione del generale iraniano Soleimani si sta delineando il quadro di una situazione complessa che deve necessariamente essere stabilizzata per scongiurare una pericolosa escalation di tensione. La priorità è soprattutto la sicurezza dei nostri militari, a tal riguardo c'è già stato l'innalzamento delle misure di sicurezza nelle basi». La situazione è critica soprattutto in Iraq. Il Coi teme attacchi contro le basi italiane nel territorio iracheno e in Kuwait dove sono impegnati, nell'operazione "Prima Parthica" (iniziata nel 2014), ben 926 militari con compiti di addestramento delle forze di sicurezza curde e irachene, attività air-to-air refueling (rifornimento in volo), ricognizione e sorveglianza di aerei e velivoli a pilotaggio remoto. Allerta massima anche in Libano dove è operativa una missione di diecimila uomini (1.100 italiani) comandata dal generale Stefano Del Col. Qui gli Hezbollah, storici alleati dell'Iran, hanno annunciato rappresaglie per «vendicare Soleimani». Tensione alle stelle pure in Libia, dove trecento militari presidiano un ospedale gestito da medici italiani a Misurata.