Iran: moglie Djalali, 'mio marito in ostaggio, sto vivendo un incubo'

(Adnkronos) - "Sto vivendo momenti terribili. Non si può nemmeno immaginare che incubo sia. E' un incubo e un disastro per noi che non riesco a descrivere". Lo dice all'Adnkronos Vida Mehrannia, la moglie di Ahmadreza Djalali, medico con doppia nazionalità iraniana e svedese ed ex ricercatore presso il Centro di medicina dei disastri (Crimedim) dell'Università del Piemonte Orientale la cui esecuzione, prevista in Iran entro il 21 maggio, potrebbe essere rinviata, come annunciato dal portavoce del ministero degli Esteri di Teheran.

"Non riesco a concentrarmi. Non posso fare niente. Ho solo un enorme stress", prosegue Mehrannia dalla Svezia, sostenendo che le autorità iraniane trattino il marito come merce di scambio per altri obiettivi. "Credo che mio marito sia in ostaggio e che vogliano usarlo", dichiara. La donna si rivolge quindi al governo italiano affinché "usi tutti i canali politici" con Teheran insieme agli altri "Paesi dell'Ue" per ottenere l' "annullamento di questa sentenza ed il suo rilascio".

Mehrannia sottolinea infine l'importanza che la comunità internazionale continui a fare "pressione" sulla Repubblica islamica, evidenziando la questione dei cittadini con doppia nazionalità che l'Iran non riconosce e ribadendo l' "innocenza" del marito con il quale, precisa, non ha contatti "diretti" dal 24 novembre 2020, mentre "ho contatti indiretti con la sua famiglia in Iran".

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