Iran: molotov contro la casa natale dell'ayatollah Khomeini

Non possono più chiamarsi proteste, sono un movimento di popolo inarrestabile, rivoluzionario. Il palazzo d'inverno non è stato ancora preso ma la casa del padre fondatore sì. In Iran i manifestanti, che dalla morte in carcere di Masha Amini avvenuta tre mesi fa riempiono le piazze contro il regime, hanno dato fuoco a Teheran alla casa museo dell'ayatollah Komehini, icona del 900, padre della rivoluzione islamica iraniana.

Lo ha riportato per prima una tv israeliana, poi altri media internazionali, le immagini hanno circolato sui social media nonostante la censura. L'edificio è stato attaccato con le molotov.

Tutto al culmine di ore calde con massicce proteste di piazza, questo giovedì, soprattutto nell'ovest del Paese, regione curda. La protesta continua ad essere repressa nel sangue. Questo giovedì si conta un altro morto tra i manifestanti a Sanadaj.

Le proteste di massa sono tese anche a ricordare l'anniversario del novembre di sangue, quello del 2019, quando 3000 persone furono uccise dalla repressione di Stato mentre manifestavano per il caro carburante. In tre giorni di scioperi e strade piene a partire da martedì sono state uccise 12 persone, 5 i condannati a morte.

In 15mila rischiano la pena capitale

Secondo Iran Human Rights, sarebbero già 342 i manifestanti uccisi, tra cui 43 minori e 24 donne. Inoltre il parlamento iraniano ha chiesto di condannare a morte i cittadini arrestati per le manifestazioni: sarebbero 15 mila le persone in carcere che rischiano la pena capitale.