Iran, sabotaggi e omicidi per fermare il programma nucleare

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 12 apr. (askanews) - Il sabotaggio avvenuto ieri nel sito nucleare di Natanz, bollato da Teheran come "atto di terrorismo nucleare", è solo l'ultimo di una serie di attacchi che hanno colpito negli ultimi anni il programma nucleare iraniano. Ma arriva in un momento delicato, con la ripresa dei colloqui a Vienna per riattivare l'accordo raggiunto da Teheran nel 2015 con le potenze internazionali, abbandonato nel 2018 dall'amministrazione Usa.

Sempre il sito di Natanz, principale centro per l'arricchimento dell'uranio situato nella provincia centrale di Isfahan, venne preso di mira con il malware Stuxnet, scoperto nel 2010. Il virus attaccava le unità di controllo delle centrifughe, in modo da danneggiarle. Gli esperti, e Teheran, hanno attribuito a Stati Uniti e Israele questo cyberattacco.

Un altro attacco ha preso di mira Natanz nel luglio del 2020: un'esplosione ha distrutto un impianto di assemblaggio di centrifughe presente nel sito. Le autorità iraniane anche allora hanno parlato di sabotaggio, annunciando che l'impianto sarebbe stato ricostruito in profondità in una montagna vicina.

Non sono poi mancati gli omicidi di scienziati iraniani coinvolti nel programma di sviluppo nucleare: quattro tra il 2010 e il 2012, fino al più recente, avvenuto lo scorso novembre, che ha preso di mira lo scienziato ritenuto a capo del programma iraniano, Mohsen Fakhrizadeh. Anche in questo caso, Teheran ha denunciato un "atto di terrorismo".

Non si conoscono al momento i danni arrecati al sito di Natanz, ma l'azione arriva in un momento delicato per il presidente iraniano Hassan Rohani, che punta sul successo della sua azione diplomatica a Vienna prima delle elezioni di giugno, che segneranno la sua uscita di scena al termine del secondo mandato.

Se i colloqui di Vienna dovessero fallire, si rafforzerebbero infatti i più conservatori, e già oggi alcuni media iraniani hanno chiesto al presidente di abbandonare il tavolo delle trattative.