In Iraq c'è chi è (molto) felice della morte di Soleimani

Alberto Ferrigolo

“Ma voi in Europa sapevate che Qassem Soleimani è stato direttamente coinvolto nel rapimento di oltre 12.000 iracheni? Di loro dal 2015 non si hanno notizie e quasi certamente sono stati brutalmente assassinati dalle sue milizie estremiste sciite”. Se lo chiede, e al tempo stesso accusa, in un intervista al Corriere della Sera nel giorno dei funerali del generale ucciso dagli Usa, Ahmed al Mutlak, 72 anni, politico sunnita dell'Iraq, originario di Falluja, simbolo della resistenza agli americani, già parlamentare, e oggi segretario generale del quinto partito iracheno, Negoziato e Cambiamento, che si batte per “un Iraq democratico senza discriminazioni” come dice.

Secondo Mutlak in Iraq questa è “una verità nota e confermata da migliaia e migliaia di testimoni” che sono le famiglie delle vittime, per lo più giovani sunniti che tra il 2014 e il 2015 fuggivano verso sud da Mosul e le regioni occupate dalla guerriglia di Isis: “Vennero fermati dalle milizie che Soleimani stava contribuendo a costruire reclutando giovani, specie dalle province sciite nel centro-sud del Paese”.

Tant'è che le loro vittime “vennero rapite e massacrate nei mesi seguenti: all'inizio nella regione di Nassiriya si parlò di almeno 5.000 desaparecidos” accusa il politico iracheno, che aggiunge: “i nostri governi sono troppo deboli per condannare o aprire inchieste. E questo è un altro segnale di quanto gli apparati dello Stat o iracheno siano già nelle mani degli iraniani. Teheran ci ha spodestati della nostra sovranità nazionale” punta l'indice accusatore.

Per poi dire anche: “Premesso che nell'Islam la morte di ogni individuo va sempre rispettata, tengo a ricordare che Soleimani ha a sua volta provocato la morte violenta di centinaia di migliaia di civili innocenti. È stato l'architetto della repressione in difesa del regime di Bashar Assad in Siria, che dal 2011 è costata almeno mezzo milione di morti oltre a 12 milioni tra profughi e sfollati, orchestrava la guerra in Yemen, era stato tra i massimi fautori dell'apparato militare d i Hezbollah in Libano. In Iraq le conseguenze del suo operato sono state gravissime” e aggiunge infine che “Soleimani ha personalmente ordinato ai cecchini delle milizie sciite addestrate dagli iraniani di far e fuoco contro i giovani di piazza Tahrir”.