Iraq, gen. Tricarico: "Impegni in teatri di rischio, ma no a ritiro"

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di Sara Di Sciullo 

"Sono inconvenienti delle missioni, quelle stesse missioni delle quali non si vuole mai parlare in Italia e delle quali non si voleva parlare soprattutto con la passata amministrazione. Sono impegni in teatri densi di rischio anche se il nostro Paese si è orientato prevalentemente sulla formazione della collettività, in tal caso irachena, per portarla a standard di preparazione che consentano loro di difendersi da sé". Lo afferma all'Adnkronos il generale Dino Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, all'indomani dell'attacco in Iraq in cui sono rimasti feriti cinque militari italiani.  

"La cosa più grave l'ha detta il sindacato dei militari", sottolinea il generale Tricarico facendo riferimento alla nota con la quale ieri lo stesso sindacato chiedeva il ritiro di tutti i contingenti militari italiani dalle missioni all’estero. "Questa è la più probante evidenza che sono degli organismi ancora non normati da una legge che disciplini la materia che può essere oggetto della rappresentanza - osserva Tricarico - e sicuramente quello dell'impiego dello strumento militare esula dalla materia di competenza quindi si sono già allargati. Questo la dice lunga sulla prudenza, sull'equilibrio e sulla saggezza che il legislatore deve adottare nella elaborazione di norme che regolano la vita dei sindacati".  

"Nessun ritiro - sottolinea Tricarico - né perché lo chiede il sindacato dei militari" ma anche "perché un evento, seppure così grave, non può far mutare le nostre le scelte. Se un mutamento ci deve essere la sede più idonea è il Quirinale dove ci sarà oggi il Consiglio Supremo di Difesa, già in agenda prima dell'attentato. Solo da quel consesso può uscire un mutamento di indirizzo". "Oggi se abbiamo un esercito capace molto più di tanti altri paesi europei più blasonati è perché siamo presenti nei teatri di operazione e quindi nulla giustificherebbe un cambiamento di indirizzo", continua Tricarico.  

Il generale osserva che "ci sono insegnamenti che non sono stati colti, primo tra tutti le garanzie funzionali dei nostri soldati all'estero dove i loro comportamenti vengono giudicati dalle leggi di pace e questo espone i nostri soldati a problemi collaterali di rilevante entità non essendo protetti dalla legge". "I nostri soldati sono soggetti al quadro giuridico che norma la condizione di pace", ricorda il generale Tricarico osservando che però "non è pace, non è neppure guerra, ma è un'emergenza che non può essere giudicata con le leggi dei tempi di pace".