Iraq: moglie vittima Nassiriya, 'ripiombiamo nello stesso clima di 16 anni fa'

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(di Sara Di Sciullo) "La vita va avanti, ma certe sensazioni ed emozioni restano immutate". Monica Cabiddu è la moglie di Andrea Filippa, il carabiniere originario di Rivalta Torinese ucciso nella strage di Nassiriya. Quel 12 novembre 2003 suo marito era di guardia alla base 'Maestrale': riuscì a impedire che l 'esplosione del camion-bomba avvenisse all'interno della caserma causando una tragedia di dimensioni ancora peggiori. "In questo periodo io e tutte le famiglie delle vittime di Nassiriya riviviamo sempre lo stesso grande dolore, ancora di più dopo quello che è successo ieri", racconta all'Adnkronos la moglie di Filippa all'indomani dell'attacco in Iraq in cui cinque militari italiani sono rimasti feriti. 

"Ragazzi feriti gravissimi, due ragazzi sono stati amputati. Tutti gli anni ripiombiamo nello stesso clima e ancora di più in queste giornate - afferma Monica Cabiddu - Riviviamo le stesse emozioni".  

Domani, anniversario dei 16 anni dalla strage di Nassiriya costata la vita a 12 militari dell’Arma, cinque dell’Esercito e due civili italiani, la moglie di Filippa ricorderà il marito a Rivalta di Torino. "Abbiamo scelto che Andrea riposasse a Rivalta e quindi per l'anniversario preferisco stare qui. Andai a Roma per il decennale, il primo e il secondo anno, poi però la mia scelta è stata quella di stare qui", sottolinea la moglie del carabiniere spiegando che non parteciperà domani a cerimonie nella Capitale. "Abbiamo ricordato Andrea ieri a Rivalta di Torino - racconta - E a Rivalta c'è stato un quadrangolare di calcio giocato da ragazzi in suo ricordo, una bella emozione perché la memoria è importante". 

La memoria delle vittime di Nassiriya è sufficiente? "La memoria non è mai sufficiente; la quotidianità, le notizie di ogni giorno, basti pensare quello che sta succedendo alla senatrice Segre, ci ricordano che la memoria non è mai sufficiente - sottolinea la moglie di Filippa - Ciò che è accaduto ieri ha fatto rivivere in tutti noi quanto successo 16 anni fa, ma se non fosse successo non so quanto Nassiriya sarebbe ricordata". Nel loro piccolo le famiglie delle vittime portano avanti il ricordo dei loro cari: "Io lavoro in una scuola in provincia di Roma, faremo qualcosa per i ragazzi perché ci preme parlare di esempi positivi". 

All'indomani dell'attacco in Iraq, in cui cinque militari italiani sono rimasti feriti, qualcuno chiede il ritiro dei nostri militari dalle missioni internazionali: "Da moglie di un carabiniere so che se Andrea era lì è perché ci stava una necessità di essere lì. Il giorno dopo la strage di Nassiriya arrivarono molte domande da parte dei colleghi di Andrea di andare in Iraq, non per invadere ma cercare di portare un aiuto - ricorda - E infatti anche i ragazzi feriti ieri non erano lì per invadere ma per formare le forze di polizia irachene. Poi ovviamente io ero contraria da subito al fatto che andasse in Iraq, ma capisco il lavoro di un professionista e, da moglie di un carabiniere, sapevo che non si può scegliere. La necessità era che partisse per l'Iraq, anche se per me fu un boccone amaro". 

La moglie di Filippa osserva che con il tempo, "piano, piano la verità su quello che è successo sta uscendo fuori. Su 'la Repubblica', al 'Tg2', si sta iniziando a fare il nome di Andrea Filippa per quello che ha fatto realmente: fermò lui il camion-bomba altrimenti la tragedia sarebbe stata immane". Una verità, spiega Monica Cabiddu, "sottaciuta in questi anni. Ma è normale, perché la storia ha bisogno di tempo. Io aspetto questo riconoscimento della storia: Andrea fermò il camion-bomba, è stato lui, non faccio polemiche, questo è un dato di fatto".